Dopo una silenziosa parentesi di ben venti anni, i Kaipa (ed il loro mastermind Hans Lundin) sono tornati a produrre dischi a pieno regime se si considera che questo nuovo “Angling Feelings” è il quarto in soli cinque anni. Il loro è sempre stato un progressive rock molto svedese (patria del genere assieme all’Italia negli anni ’70), sia nei rimandi prettamente stilistici sia nell’approccio zuccheroso e divertito.

Il nono lavoro ufficiale in studio segna, purtroppo, l’abbandono del fenomenale Roine Stolt, chitarrista fondamentale per la band e per l’intero movimento, ora coinvolto a tempo pieno nei suoi The Flower Kings. Una defaillance importante per i Kaipa, che infatti si trovano a dover fare i conti con un album leggermente inferiore ai precedenti.
Ovviamente, inutile spiegare che la qualità di base di ogni loro uscita è sempre fuori discussione, in questa sede ridimensionata in parte da un approccio molto pomposo e prolisso, che allontana gli ascoltatori della band dalla dimensione più calda e diretta dei precedenti album. Lundin sembra aver intrapreso una strada molto più articolata e sconnessa che in passato, il suo è un songwriting spesso frastagliato e ricco di divagazioni strumentali, sebbene gli intrecci vocali rimangano una componente fondamentale dell’intera proposta. L’album vive di momenti di assoluta gloria (“The Glorious Silence Within” su tutti) e di altrettante sfumature opache, che purtroppo ridimensionano dall’interno quanto di eccelso fatto in alcuni frangenti. Un prodotto al solito molto lungo (oltre un’ora di durata) ma che stavolta non centra il bersaglio grosso, in virtù di qualche sbadiglio fisiologico che provoca. Per il resto, “Angling Feelings” è il solito campionario di classe strumentale e preziose costruzioni metriche al quale Lundin ci ha abituato sin dai lontani anni ’70. Alcuni passaggi e non pochi incisi sono letteralmente da brividi, peccato che il trend dell’album non sia sempre e solo questo…

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