Il primo nucleo dei Kabal nasce a Parma sul finire del 2003; dopo un primo demo nel 2004, si ripresentano con nove pezzi autoprodotti (più tre bonus tracks) di metal classico dalle molteplici sfaccettature; abbiamo di fronte una band dallo stile decisamente originale in cui il consueto mix di potenza, tecnica e melodia e le molte influenze, che pure balzano all’orecchio, sono assemblati con una certa originalità e soluzioni stilistiche mai scontate. Nell’ottima prova di tutti i musicisti, a caratterizzare il sound è l’apporto del vocalist Michele “Mike” Sozzi: un timbro caldo, aggressivo, apparentemente in contrasto con le trame melodiche costruite dal gruppo, ma tremendamente efficace. Fra i titoli spiccano l’iniziale “ray of light” con i suoi vibranti power chords, ed altri brani di sicuro impatto come “hell in me” e “you could be friends”, indubbiamente fra gli highlights del disco. Spazio anche a pezzi insoliti come “liar”, ricca di epicità, e l’affascinante “heart attack”, in cui riecheggiano le atmosfere futuristiche dei primi Queensryche, influenza riscontrabile qua e là su tutto l’album. Menzione tutta personale per la conclusiva “Black Different Faces”, avvincente cavalcata metallica ingiustamente relegata fra le bonus tracks, ricca di variazioni e atmosfere sinistre. Tutto lascia pensare che il repertorio dei Kabal, con queste caratteristiche, lasci il segno anche in sede live, e a parte alcuni piccoli difetti di produzione complessivamente trascurabili, il giudizio è decisamente positivo: i presupposti per un nuovo capitolo in studio ci sono tutti e fanno ben sperare. Attendiamo fiduciosi.

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