Dal primo demo in stile NWOBHM col monicker Raising Fear sono ormai passati dieci anni abbondanti, e uno e mezzo ne è trascorso dalla pubblicazione del presente demo cd (la cui concreta realizzazione risale peraltro alla fine del 2001). Va dato quindi conto di una significativa novità, costituita dall’uscita dal gruppo del tastierista Lapo Martini. Fiducioso nel fatto che una compagine così attiva sia stata in grado di uscire prontamente da questo impasse, diverse cose si possono dire a proposito di ‘Prisma’, che rappresenta la loro ultima realizzazione edita: innegabili spunti dichiaratamente metal (il riff iniziale di ‘Crepe’ su tutti) vengono filtrati e addolciti da onnipresenti tastiere, ora impegnate in tappeti atti ad ‘aprire’ il suono mediante la scelta di timbri liquidi e maestosi, ora in efficaci interludi pianistici; i cinque brani, quasi tutti sopra i sei minuti, denotano una certa attenzione ad uno sviluppo non canonico della forma canzone, lasciando volentieri spazio a sezioni strumentali, in cui i musicisti sono fortunatamente molto più concentrati nel creare atmosfere piuttosto che nell’elargire note in quantità. Il punto di forza della Noce Reale sta perciò, senz’altro, nel buon equilibrio strutturale dei brani, che pur senza veri e propri acuti lasciano un piacevole ricordo di sé. Le prove dei singoli sono di discreto livello: il cantato di Alessandro Parigi, vocalist senz’altro dotato, capace di interpretazione e di accenti talora quasi lirici, pecca forse nella costruzione di linee vocali che ‘mordono’ poco, tendendo ad essere spesso inghiottite dal tema portante di ciascun brano; Antonello Collini, chitarrista, denota un variegato spettro espressivo ed è spesso in evidenza, peraltro senza protagonismi fuori luogo…talvolta non puntualissimo in fase solista, viene anche penalizzato da una distorsione a mio avviso troppo carica di toni alti e perciò un po’ fredda. Interessante e assolutamente positivo è l’apporto di Massimiliano Dionigi, che spesso ed efficacemente insiste sulle corde alte e colpisce per un approccio al basso quasi più melodico che squisitamente ritmico.Buona e varia (pur con qualche indecisione) la prova del batterista David Carretti, come dell’ormai ex tasterista Lapo, di cui ho indirettamente già parlato qualche riga più su. Qualche parola anche sulla produzione, discreta benché non professionale, e sul mixaggio, che (ma qui entrano in gioco i gusti personali) mi è parsa sbilanciata sugli acuti, esaltando oltremisura certe soluzioni tastieristiche e deprimendo le chitarre. Nota di assoluto merito invece va all’artwork e al sito, curatissimi e ben equilibrati a livello cromatico.

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