L’anima della trasferta ragazzi! Ma chi poteva perderselo un concerto così? Ambientato in uno dei templi più prestigiosi in quanto a live, gruppi d’eccellenza come Journey, Whitesnake e Thunder, il tutto in occasione… del mio compleanno!!! Eh già, il 29 di maggio la vostra affezionatissima taglia il traguardo dei 31!

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L’imponenza della struttura è eccezionale: come molti di voi ben sapranno, il complesso di Wembley consta di uno stadio, dove hanno luogo le partite di calcio e dove i Queen hanno tenuto uno dei loro concerti più belli in assoluto, e di un’arena indoor, teatro di miriadi di concerti di richiamo internazionale.

Ritirati i pass al botteghino, il “disimpegno” al chiuso che circonda gli ingressi veri e propri all’arena offrono stand di merchandising, birra a galloni, hot dog dal profumo celestiale. Il personale è molto disponibile, e alla bisogna, fornisce indicazioni chiare e gentili per poter trovare il proprio posto a sedere.

Sono circa le 18:30 e l’arena è già gremita, pubblico che più eterogeneo di così non si può, e qua e là si intravedono personaggi particolari tipo il tour manager degli Uriah Heep e, udite udite… no, ve lo dico a tempo debito!

Aprono gli Inglesi Thunder, band il cui embrione affonda nei primi anni ’70, e che dopo 19 anni di gestazione, cambi di line-up, monicker e chi più ne ha ne metta, incomincia a battere il proprio paese a suon di hard rock in lungo e in largo. La loro è stata una strada inizialmente in salita, ma costanza e dedizione hanno poi condotto la band ai traguardi e gratificazioni che meritavano, sia in termini di dischi venduti che di partecipazioni a fest come il Monsters of Rock, per citarne uno. Il quintetto calca il palco con evidente carisma, un pò dovuto ad anni e anni di attività di un certo livello, un pò perchè il giocare in casa è sempre un piacere :-P

Ad essere sincera non conoscevo molto di loro, ma il pubblico tutto attorno a me cantava, ballava e interagiva con una spensieratezza tale che, a pochi minuti dall’inizio, la gambetta mia ha cominciato a muoversi a tempo.Di seguito, la setlist:

  • Dirty love
  • River of pain
  • Higher ground
  • Low life in high places
  • Backstreet symphony
  • The devil made me do it
  • Love walked in
  • I love you more than rock and roll

Dediti ad un hard rock con consistenti venature blues, con frizzi e lazzi di morbido country, conducono uno show pulito e gradevole, come degli zietti scanzonati che ti portano a fare una scampagnata, ecco. Divertono, coinvolgono, deliziano… direi che come apertura non è affatto male!

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Breve il cambio palco, più breve di quanto noialtri Whitesnake addicted ci aspettassimo. Uno ad uno, i ragazzi della Serpiente Blanca prendono il loro posto on stage, fino all’arrivo del biondo leone ruggente, bello come il sole, energico come e più di sempre, che ammiccando come solo lui sa fare con l’asta del microfono provoca un’ovazione che manco allo stadio di fianco. Massimo Decimo Meridio diceva “al mio segnale, scatenate l’inferno. David dice “here’s a song for ya”, e ciao, tutti in palla!

Non è un tour, questo, di quelli a supporto di un nuovo album. Anche perchè i pezzi del nuovo venturo lavoro sono ancora in via di definizione. Ma lo show ha assunto una valenza e un gusto ancora più particolari, in quanto qua e là per la setlist, sono stati inseriti dei piacevolissimi medley che hanno sorpreso il pubblico presente.

  • Give Me All Your Love
  • Ready an’ Willing
  • Can You Hear the Wind Blow
  • Don’t Break My Heart Again
  • Is This Love
  • Gambler, in memoria di Mel Galley, Cozy Powell e Jon Lord
  • Love Will Set You Free
  • Guitar Duel tra Doug Aldrich & Reb Beach
  • Steal Your Heart Away e Drum Solo di Tommy Aldridge
  • Forevermore
  • Best Years
  • Bad Boys / Children of the Night
  • Fool for Your Loving
  • Here I Go Again
  • Still of the Night
  • We Wish You Well

Degna di nota la performance di Michael Devin, già brillante new entry dello scorso tour, che in questa sede si lancia in un intro di armonica molto suggestivo. E sugli scudi la prova di Tommy Aldridge, tornato in line-up a seguito della dipartita di Brian Tichy: davvero non capisco come si possa essere così in forma a quell’età, oltre al fatto che è l’unico musicista al mondo che non suda e a cui non si afflosciano i capelli dopo un’ora e fischia di performance. Toccante il momento di Gambler, dedicato a Mel, Cozy e Jon, compgani di viaggio, amici di David e grandi musicisti. E sorpresa sorpresa! Ad un certo punto, dal backstage, ecco spuntare il mitico Marco Mendoza, che lesto come un gatto salta sulla cassa bassa sulla destra e saluta Doug Aldrich, il tutto in perfetto stile Carramba che Sorpresa! :-D

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Si spengono le luci, e durante lo stage change mi fiondo al luogo stabilito per l’aftershow, per salutare i ragazzi e complimentarmi per la consueta ma sempre sorprendente carica dei concerti. Ma il dovere mi chiama, e al “suonar della campanella” riprendo il mio posto nell’arena per seguire Journey.

Pineda & Co sono al top, la mise del bassista, tutto in lustrini e fantasie leopardate è un autentico spasso, Mr. Schon indossa un cappellino alla Jovanotti, e Pineda bhe, apre bocca e incanta l’uditorio come il più dolce degli usignoli, sebbene salti da una parte e dall’altra del palco come un canguro psicopatico. Qui di seguito la scaletta da loro eseguita:

  • Separate Ways (Worlds Apart)
  • Any Way You Want It
  • Chain Reaction
  • Only the Young
  • Guitar Solo
  • Stone in Love
  • Keep on Runnin’ @Info[Vocals by Dean Castronovo]
  • Edge of the Blade
  • Lights
  • Keyboard Solo
  • Open Arms
  • Escape
  • Dead or Alive
  • Guitar Solo
  • Wheel in the Sky
  • Faithfully
  • Be Good to Yourself
  • Don’t Stop Believin’

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Ragazzi, che dire, io sono una fan della vecchia falange, e il caro buon vecchio Steve Perry non si batte. Ma una lancia a favore di Pineda la spezzo volentieri, in quanto il più adatto per raccogliere l’eredità del tenore contraltino statunitense.

Sulle ultime note di Don’t stop Believing, ecco i consueti coriandoli bianchi cadere dall’alto, che combinati con le bellissime luci della Wembley Arena, chiudono lo show con un non so che di magico.

Non voglio essere la solita penna polemica ed ipercritica nei confronti del proprio paese. O forse sì :-P ma se ne avete la possibilità, mettere due lire da parte e andate a vedervi qualche concerto all’estero. Un biglietto aereo di una compagnia low-cost, una stanza all’Holiday Inn, qualche info su mezzi e spostamenti in loco, e regalatevi il piacere di uno spettacolo coi fiocchi. Ma senza scordarvi dell’underground, o vi tiro le ‘recchie!!! :-P

Alla prossima!

 

 

 

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