E bravo il buon Jon e la sua ritrovata verve creativa, questo suo “‘Tage Mahal” (gioco di parole ben congengnato) riporta in auge certo modo di fare metal che lui stesso ha contribuito a creare con i Savatage, band dalla quale si possono considerare derivati sia questo progetto che quello del famoso ex ovvero Zak Stevens con i suoi Circle II Circle.
Vi assicuro che il disco ha una partenza col botto, sembra quasi di trovarsi di fronte ad un reprise di “Streets” con la bellissima “The Dark” (e l’intento era proprio quello secondo me), Jon mette in mostra chiaramente quanto sia forte la sua personalita vocale, le qualita’ non sono piu’ quelle di una volta ma il marchio di fabbrica e’ distinguibile e chiaro come il sole, anzi il buon Jon sembra aver metabolizzato il fatto di avere una voce piu’ roca e meno potente che in passato e gioca a sfruttare questo aspetto piu’ che a mascherarlo come aveva fatto in precedenza. Segnalo come nota tutt’altro che marginale la presenza dello storico batterista dei Savatage Steve “Doc” Wacholz in due brani, il buon Doc mancava da un po’ e rivederlo in una line up, seppure come ospite, mi fa veramente piacere.
Che Jon facesse sul serio era gia’ chiaro dal brano di apertura, che potesse in un certo qual modo riprendere addirittura quanto fatto sentire nel primo (e tutt’ora unico) disco dei Doctor Butcher era per lo piu’ inaspettato, ma e’ quanto appare dalla squassante “People Say – Gimme Some Hell”, brano sparato in faccia, potente ma con sempre quell’aura di melodicita’ orchestrale tipica dei Savatage di “Gutter Ballet” in poi. E’ proprio l’impronta del seminale gruppo americano che ricorre piu’ e piu’ volte sia nelle parti piu’ hard che in quelle cadenzate e morbide come in “Guardian Of Forever”, classico brano drammatico ed evocativo in perfetto stile Oliva, controcanto compreso (oramai una specie di tormentone sia per lui che per Stevens).
Le esperienze collaterali di Jon (sia quella con i gia’ citati Doctor Butcher che con la Transiberian Orchestra) sono qui metabolizzate e presentate in veste arricchita da un songwriting finalmente non banale e scontato come successo su “Poets And Madmen” ultimo disco in studio ufficiale a targa Savatage che non ha lasciato ricordi molto felici tra i fan del gruppo,”‘Tage Mahal” invece e’ disco di alto livello e con picchi qualitativi veramente notevoli come in “All The Time” per fare un esempio concreto ma ce ne sarebbero altri ed elencarli tutti sarebbe esercizio inutile. Disco meritevole quindi di figurare nella discografia di un artista del calibro di Jon Oliva autore assieme al compianto fratello Criss di alcuni dei lavori metal piu’ belli degli anni a cavallo fra la fine degli ’80 e gli inizi dei ’90; il consiglio di acquistarlo e’ superfluo per chi, come me, ha sempre seguito ed amato i Savatage ma va sicuramente esteso a tutti quelli che cercano un disco heavy si ma con spunti interessanti e dalla buona varieta’.
A questo punto non so se sperare in un ritorno dei Savatage o in una prosecuzione di questo percorso preso dai singoli membri del gruppo (recente e’ anche il nuovo disco solista di Caffery) vista la qualita’ delle rispettive proposte, certo e’ vero che ascoltando questi dischi della sava-famiglia viene voglia di rimettere nel lettore i vecchi cavalli di battaglia ed ascoltarli ancora una volta.

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