Il nome di Jim Capaldi sarà certamente familiare ai veterani ed agli appassionati di rock anni 60/70: insieme a Steve Winwood è stato infatti una delle menti creative dei Traffic, gruppo tanto travagliato e di breve vita quanto originale ed influente.
“Poor Boy Blue” è l’ultimo capitolo di una carriera solista più che trentennale, di buon successo e coronata da diverse apparizioni nelle charts britanniche nel corso soprattutto degli anni ’70 e ’80.
Purtroppo, il 28 gennaio di quest’anno, proprio all’alba della pubblicazione del disco, Capaldi, che da tempo soffriva di un grave male, si è spento.
“Poor Boy Blue” rimarrà quindi come l’epilogo della storia di questo grande artista, batterista, cantante ed autore di alcuni testi veramente splendidi.
Può essere, almeno in parte, di consolazione considerare che questo ultimo lavoro è decisamente ottimo, a riprova che la vena creativa di Jim era ancora ben lungi dall’esaurirsi.
In “Poor Boy Blue” di metal e hard rock c’è molto poco (anzi, diciamo nulla), in compenso troviamo una varietà di stili e sonorità veramente gradevoli e ben assortite: dal blues elettrico scalpitante e divertente della title-track (che vede la partecipazione di un certo Gary Moore) al rock assolutamente anni ’80 di “Edge of Love”, “Secrets in the Dark” (che pare uscita dal songbook degli Asia) e della più martellante “Scream it to the Dark”, per arrivare alla dolcissima ed intima “Bright Fighter” ed alla suadente “California Sunset”.
Ma in realtà tutti i brani meriterebbero di essere citati: “Into the Void” si distingue come il brano più particolare ed “oscuro” del disco, mentre “Breathless” è un esaltante pop/funk primi anni ’90, con tanto di inserto rappato ed effetti sonori.
Particolarmente toccante infine, specie alla luce della scomparsa di Jim, la breve, acustica “I’ve Been Changing”.
Sulle note dell’ipnotica “Now is the Time”, perfetta in conclusione, si chiude così un disco che è, va detto chiaramente, completamente fuori da ogni moda e sonorità del momento, non facendo comunque altro che confermare l’essenzialità del talento compositivo in opposizione alla spasmodica e spesso infruttuosa ricerca della modernità ad ogni costo.
“Poor Boy Blue” è ovviamente consigliatissimo a chi già conosce Capaldi, ma più in generale è davvero un ottimo acquisto per tutti coloro che, oltre all’hard&heavy, sanno apprezzare anche sonorità più easy e melodiche.
Goodbye Jim, e grazie per la musica che ci hai donato.

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