Jeff Scott Soto, non lo scopro certo io, è uno dei più completi e duttili cantanti del nostro universo musicale, capace di aggredirci e sbatacchiarci con poca fatica nei brani più grintosi e diretti, esaltare noi e la nostra immaginazione in quelli più epici ed evocativi, avvolgerci e coccolarci in quelli più romantici e melodici. La bellezza di molti suoi lavori, al di là dell’altrettanto indiscutibile capacità compositiva, sta forse proprio nella disarmante naturalezza con cui è capace di passare da un’atmosfera ad un’altra, talvolta anche opposte.

In una compilation monotematica quest’aspetto è naturalmente molto meno evidente, e gli sforzi dell’assemblatore possono davvero poco. Al di là dei brani che per un motivo o un altro abbiamo già memorizzato del suo repertorio, e che naturalmente ci ritroveremo a canticchiare più o meno sottovoce, le restanti tracce di questa raccolta scivoleranno quindi via abbastanza rapidamente, con apprezzamento e soddisfazione nella maggior parte dei casi certo, ma senza trasmetterci il classico input ad insistere. Niente di male sia chiaro, un prodotto del genere non è fatto certo per farci gridare al miracolo, è più per i fan diciamo, ma il giudizio finale, considerando pure che più di tre quarti dei brani sono già stati editi e che i tre nuovi in coda non aggiungono niente a quanto fin lì ascoltato, non può che essere controverso, oscillando tra disapprovazione per l’operazione commerciale e il consenso per un disco che si lascia ascoltare, ottimo come sottofondo mentre si fa “altro” e come dimostrazione che non ascoltiamo solo cavernicoli, misogini e satanisti. Nulla di più.

Poi certo, se stravedete per Jeff o settanta minuti di ballad sono quello che stavate aspettando o ancora dovete fare un regalo alla morosa…

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