I primi mesi del 1984 vedono gli Iron Maiden prendersi un piccolo periodo di riposo in maniera tale da disperdere le ultime fatiche accumulate durante il precedente tour e ricaricare le batterie in vista del nuovo album che li vedrà, ancora una volta, protagonisti assoluti della scena metal mondiale. Registrato al Compass Point di Nassau con il prezioso contributo di Martin Birch, il neonato album s’intitola “Powerslave” e si rivela come uno dei più bei lavori in assoluto mai realizzati dai Maiden dove tecnica e feeling, mistero e magia, melodia e potenza si fondono assieme in un continuo susseguirsi d’emozioni che anche ora, a distanza d’anni, continuano ad esaltare milioni e milioni di fans sparsi in tutto il mondo.

Con “Powerslave” i Maiden ci portano all’interno di un mondo ormai passato, l’antico Egitto e i suoi affascinanti enigmi: grazie appunto alla cadenzata titletrack, che vede tra l’altro un Dave Murray assolutamente ispirato in fase solista, gli Irons ci conducono al cospetto delle divinità egizie, dei faraoni, e di tutti quei misteri che ruotano attorno a questo mondo ormai andato attraverso un brano che ancora oggi risulta come uno dei pezzi che in assoluto preferisco dei sei inglesi. Spalleggiato da due avvincenti singoli come “2 minutes to midnight” ed “Aces Highs” (introdotta nella sua versione live dalla voce di un Churchill piuttosto minaccioso nei confronti della Germania nazista) “Powerslave” si proietta in cima alle classifiche di tutto il mondo. Il seguente tour vedrà Harris e soci imbarcarsi in una tournèe di oltre trecento concerti per quasi tredici mesi di vita on the road che andranno a toccare tutti i paesi del globo terrestre. Il “World slavery tour” si rivela fin dai suoi esordi un incredibile successo dal quale viene anche filmata una videocassetta (“Live after death”) che regalerà a tutti i fans della Vergine di Ferro un concerto che ha dell’incredibile grazie alla superba prova dei nostri sul palcoscenico. Ma tornando a parlare della musica, uno dei momenti più significativi ed interessanti di tutto questo nuovo album è la lunga “Rime of the ancient mariner” che vede i nostri impegnati a musicare l’omonima opera letteraria di Samuel Taylor Coleridge in un brano che alterna le tipiche cavalcate maideniane all’oscura e drammatica parte centrale che vede la band ricreare in maniera sublime i drammatici momenti che anticipano lo sciogliersi della maledizione lanciata dall’“antico marinaio”; ma l’album non è solo questo, basti pensare alla strumentale “Losfer words (Big ‘Orra)” seguita dalla melodicissima “Flash of the blade” con un riff dannatamente esaltante, per arrivare all’epica “The duellist” ispirata all’omonimo film del 1977 di Ridley Scott e giungere infine alla sparatissima “Back to the village” che vede nei suoi primi secondi uno dei più complessi riff mai scritti dal buon Adrian Smith per la Vergine.

“Powerslave” è dunque un altro album da avere per chi ama i Maiden o anche per chi vuole avvicinarsi a questa musica. “Powerslave” è forse l’album più bello in assoluto della Vergine che ci regala quasi un’ora di emozioni, di melodia e di potenza trascinandoci in un paese oscuro ed enigmatico.
UP THE IRONS!

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