Seguo dalla sua nascita, avvenuta nel 200 circa, del gruppo danese degli Iron Fire. Un gruppo che tra alti e bassi riesce a rimanere a galla, che può contare su quello zoccolo duro di sostenitori che ogni gruppo deve avere se vuole pensare di andare avanti, in un mercato iperinflazionato come quello power. Il quartetto capitanato dalla particolare ugola di Martin Steene negli anni è cambiata varie volte, passando da un power molto semplice e diretto degli esordi al power più grintoso e violento degli ultimi lavori, l\’ultimo dei quali non trovai particolarmente entusiasmante: il nuovo album è intitolato Metalmorphosized e rispecchia fedelmente le variazioni sul tema della musica degli Iron Fire.
La voglia di ripresentarsi sul mercato discografico rinnovandosi è evidente. Si parte subito veloci e prepotenti con Reborn To Darkness, un titolo abbastanza esemplificativo della rinascita del gruppo che ha limato le imprecisioni compositive di To The Grave di un anno fa.
Quì tutto è ben ragionato, ogni riff e ogni linea melodica è al posto giusto; violenza e melodia si alternano con fare sapiente in Nightmare, grintose e helloweeniane le strutture portanti di Back In The Fire e The Underworld.
La vera particolarità di questo nuovo lavoro è l\’assoluta versalità di Steene nel cantare i brani, ora pulito, ora più grintoso, in alcuni frangenti orientato verso il growl. Questa versalità viene riversata fortemente nella musica, risultando ruffianamente dinamica, viene lasciato poco spazio all\’ascoltatore per rilassarsi cambiando registro continuamente dall\’inizio alla fine di un brano, dall\’inizio alla fine del disco.
Ritengo Metalmorphosized il migliore lavoro di Steene e soci, in cui, seppure i riff siano i soliti vengono miscelati egregiamente dando un brio ed un\’efficacia che in passato non gli era mai riuscito appieno. Finalmente, era ora. Delle volte la perseveranza viene premiata.

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