Dopo la fuoriuscita di Duncan Patterson dagli Antimatter ero molto curioso di sentire cosa sarebbe venuto fuori dal nuovo progetto Íon. Duncan aveva dichiarato di voler dare una svolta positiva alla sua vita e che questo avrebbe influito sulla sua musica, dando origine ad un disco libero dalla negatività che aveva caratterizzato i suoi lavori passati e legato al folklore gaelico (il nome del progetto significa “puro” in questa lingua). Ero quindi pronto a qualcosa di diverso da quanto fatto in passato dall’artista, qualcosa di vicino ad un certo tipo di musica folk, tuttavia al primo ascolto “Madre, Protégenos” mi ha spiazzato e deluso. La musica non è di certo allegra (nonostante le intenzioni di positività questo disco è, se non negativo, sicuramente non solare) e nemmeno più di tanto legata al folk gaelico. Patterson è infatti approdato ad una specie di world music dove la sensazione di etnicità è molto forte e, sebbene si sentano echi di atmosfere “nordiche”, tuttavia ci sono forti e predominanti componenti “mediterranee” nelle varie canzoni. L’intenzione di Duncan probabilmente era quella di esplorare un territorio molto vasto, ed infatti si è fatto aiutare da parecchi artisti di svariate nazioni (soprattutto per quanto riguarda l’aspetto vocale, che oltretutto non mi ha convinto appieno sembrandomi le voci femminili non sempre adatte ai pezzi), il risultato purtroppo è altalenante (e, per quanto mi riguarda, i pezzi meno riusciti sono proprio quelli più “mediterranei”). Certo, va ammesso che con l’aumentare degli ascolti è aumentato anche il mio apprezzamento per il lavoro, tuttavia una certa insoddisfazione di fondo è rimasta.

Alla fine “Madre, Protégenos” è un disco in cui si sente la mano del suo autore e che può risultare anche interessante per chi ha seguito tutta la carriera di Patterson (sebbene Mick Moss abbia fatto molto meglio con “Leaving Eden”, alla faccia di chi diceva che gli Antimatter senza Duncan sarebbero morti), ma siamo onesti: quanti si sarebbero interessati alla musica degli Íon se non fosse stato per l’artista che c’è dietro? Io sicuramente no, tanto che ammetto senza problemi di essermi sforzato di riascoltare il disco, fino a metabolizzarlo, solo per il mio apprezzamento per i lavori passati di Patterson, altrimenti al primo accenno di atmosfere latinoamericane (che non mi sono mai piaciute) avrei inesorabilmente tolto il cd dal lettore per non rimetterlo più su.

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