Pubblicato nel 2004
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Terzo album per gli italiani Inner Shrine dopo “Nocturnal Rhymes Entangled in Silence” e “Fallen Beauty”… si dice che il terzo disco sia il disco decisivo per un gruppo, non so se sia vero ma indubbiamente dopo tre lavori si puo’ iniziare ad intuire se una band rimarra’ nel limbo o diventera’ qualcosa di importante, e mi dispiace per questi ragazzi, ma “Samaya” secondo me non permettera’ loro di fare il grande salto. Non perche’ sia un brutto album, sia chiaro, ma perche’ non riesce a colpire piu’ di tanto, si lascia ascoltare eppure non lascia il segno.
La musica contenuta nei solchi di questo cd e’ infatti un gothic metal molto influenzato dalla musica classica e da atmosfere orientaleggianti, con risultati alterni… in pratica nei momenti in cui i richiami classici sono forti (spero di non scrivere una cavolata, ma “Elegiacus in re min” mi sa che addirittura ripropone un brano di Rachmaninov) spesso una pesantezza permea il tutto e annoia l’ascoltatore, quando invece e’ la seconda influenza a prevalere i risultati sono piu’ interessanti: penso per esempio a “Catarsi” o alla parte finale di “Path of Transmigration” contenente una specie di mantra, decisamente piu’ interessante del primo pezzo della composizione, che e’ invece gothicheggiante e poco entusiasmante.
Una certa pesantezza e sensazione di “trascinamento” e’ un po’ il problema principale di tutto il disco, basti pensare a “Soliloquium in Splendor”, che sarebbe anche un bel pezzo se non fosse tirato cosi’ per le lunghe…

Globalmente non me la sento pero’ di bocciare un lavoro che comunque e’ ben prodotto, ha dei pezzi che non si possono definire fatti male o brutti, tuttavia non me la sento neanche di assegnare un voto piu’ alto di un 6 ad un cd che mi ha provocato piu’ di uno sbadiglio (per fortuna poi ci sono alcuni pezzi piu’ riusciti che pareggiano un po’ il conto, solitamente sono i brani piu’ “intimisti” in contrapposizione a quelli piu’ barocchi) e che non mi ha mai fatto venire tanta voglia di inserirlo nel lettore…
Ah, sul cd e’ presente anche il video di “Path Of Transmigration”, che sinceramente non mi ha fatto, tanto per usare un eufemismo, una gran impressione…

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