Una certezza nel panorama estremo italiano. E’ così che si confermano gli Infernal Poetry dopo l’uscita dell’EP ‘Nervous System Checking’; ed è solo un assaggio. Di questo, del passato e di qualche rivelazione futuro abbiamo parlato con Daniele Galassi, emblema dell’intelligenza e dell’attitudine della band.

Ciao Daniele, complimenti per ‘Nervous System Checking’ e bentornato su H-M.it!
Grazie Domenico, saluti a tutti.

Sbaglio o quello dell’uscita di NSC è stato un percorso travagliato? Quali sono i motivi di questi spiacevoli ritardi?
Il ritardo a livello di uscita è stato causato dalle solite SIAE-ladrate e cagate burocratiche del genere. Si è crreato un terribile meccanismo, che ancora stento a capire, per il quale un gruppo (o meglio la sua label) deve pagare il pizzo per poter stampare dei cd di cui detiene legittimamente i diritti.

Un disco ancora più nevrotico, nervoso e disturbante. Cosa vi porta a scrivere brani di questo genere: rabbia, semplice voglia di suonare qualcosa di diverso o cos’altro?
Voglia di infrangere i confini di un genere francamente alla frutta e di provocare un pò gli oltranzisti, ortodossi, integralisti, e tutti quelli che hanno inventato gli aggettivi e le interlocuzioni più controproducenti della storia della musica. tipo: “senza compromessi”, “true”, “fedele alla causa”, “defender” e boiate simili. Tutta roba che equivale a dire: “siccome questa cosa urta alcuni principi su cui si basa ciò che è già stato fatto ed è riconosciuto come modello ideale, allora non la faccio”. Non critico i gusti di chi ama roba dai contenuti classici, dico solo che è ora di smuovere le acque ristagnanti in cui la musica estrema sta affogando. Che poi, essendo italiani, nessuno ci prenderà a modello è più che scontato.

In che percentuale pensi che le coordinate stilistiche di questo EP possano rappresentare quelle del vostro prossimo full-lenght?
Un buon 90% perchè i rimanenti brani sono nella stessa lunghezza d’onda. Ma avendo più brani, riusciremo a creare un mood tutto particolare, così come avevamo fatto in BTU. Ottenere questo con un 4 pezzi è quasi impossibile, ma credo che con questo EP ci siamo andati molto vicino.

Ancora una collaborazione con Lorenzo Mariani che curerà anche l’artwork del disco. E stavolta un artwork ancora meno “fine”, più sporco quasi a voler seguire l’evoluzione della vostra proposta. Come avviene questa sincronia di idee perfetta?
Gli do un’idea, gli do il cd e lui fa il resto! Mi fido molto della suggestività dei nostri lavori e della ricettività di Lorenzo. Infatti ecco che la sinergia musica-immagine funziona ancora una volta. Perchè rosa shocking? Perchè tratti molto schizzati che sembrano disegnati da una mano inferma? La risposta è nella musica!

All’epoca della nostra ultima intervista, mi dicesti di non sapere quanto potesse durare il vostro legame con la Fuel. Poi cos’è successo e cosa vi ha spinto alla Red Skies?
Il nostro contratto con la Fuel scadeva e nè noi nè loro abbiamo spinto per rinnovarlo. Noi dal canto nostro avevamo bisogno di un’etichetta molto (ma molto) aperta mentalmente e pronta a trattarci come top priority o giù di lì. La RSS è una sussidiaria della Hardebaran che già distribuiva BTU in Europa. Ha acquisito anche i diritti di BTU (che esce in versione remaster in Europa in questi giorni) e sta investendo parecchio sul nostro progetto. Finalmente non siamo soli e abbiamo qualcuno che crede valga la pena investire risorse sugli IP. Un pazzo? Un visionario? Un illuso? Questioni insondabili!

I tempi del death metal del debut sono ormai lontanissimi. Cosa è rimasto, a livello musicale, di quegli Infernal Poetry alla band che ascoltiamo oggi?
Il gusto per gli arrangiamenti cangianti e difformi dagli standard e la voglia di fondere diversi registri per creare nuove miscele abrasive. Ti svelo una cosa: nel prossimo ‘Nervous System Failure’ ci sarà la terza parte di “Wizard Touch”, la saga delle strumentali del debut. Sarà interessante ascoltarle in fila e trarre alcune conclusioni.

A proposito di evouzione. Quella tra il primo full lenght e BTU è stata a dir poco notevole e spiazzante. Pensi che il vostro stile sia ormai consolidato o preferite non porvi paletti di alcun genere?
Lo stile si è consolidato ma rimane comunque in parte mutevole e magmatico. Ossia, gli elementi sono relativamente definiti, ciò che cambia e cambierà è il loro peso reciproco e l’alchimia con la quale si potrebbero legare. Voci multiregistro, chitarre ipnotiche e dinamiche, basso iper-pulsante, batterie atipiche: tutti ingredienti della ricetta IP. All’estero stanno uscendo recensioni dell’EP dove si dice: “Hanno esasperato la vena schizzoide e grottesca, ma si sente lontano un miglio che possono essere solo loro”. Fantastico, chiarisce perfettamente la cosa e mi riempe di gioia. Comunque di paletti non ne vedo, vedo semplicemente cose che mi piacerebbe fare e cose che proprio non mi attirano.

L’anno scorso avete avuto il piacere di debuttare ad un’importante manifestazione come il Gods Of Metal. Che esperienza è stata per voi e che reazioni pensi di aver suscitato?
Grande esperienza che assieme al tour europeo di 13 date coi Dismember ha consacrato il 2006 come uno dei milgiori anni di sempre per noi. Ho letto tutte recensioni del caso e mi reputo soddisfattissimo. Anche il fatto di aver inserito uno spezzone di tre pezzi nella sezione multimedia dell’EP significa che lo show è riuscito.

Il precedente, spettacolare, ‘Beholding The Unpure’ è stato distribuito anche all’estero. Quali sono state le reazioni al di fuori del nostro paese?
A livello di critica assolutamente lusinghiero. Qualcuno ha detto addirittura che siamo vicini alla nascita di un nuovo genere che travalica prepotentemente i confini angusti del death. A livello di vendite non so nulla di preciso, ma allo stato delle cose mi interessa prioritariamente la diffusione del marchio IP per spianare la strada a ‘Nervous System Failure’.

Come consuetudine ti lascio lo spazio per concludere l’intervista come preferisci, sperando che l’intervista sia stato di tuo gradimento.
Stay nervousss!!

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