Gli Infection Code sono un gruppo italiano decisamente particolare e personale, il loro ultimo lavoro (intitolato “Sterile”) e’ un po’ ostico ma anche interessante, cosi’ abbiamo pensato di scambiare quattro chiacchiere con questi ragazzi. Li abbiamo contattati tramite il disponibile Alessandro (che cura la promozione della NLM Records) ed ecco qua il resoconto della nostra chiacchierata…

Salve ragazzi! “Sterile” e’ il vostro primo disco che sento, ci raccontate un po’ la storia che sta dietro alla band, in maniera da fornire un po’ di informazioni a chi come me vi ha scoperto di recente?
Infection Code nascono alla fine del vecchio millennio, dall’ idea di un gruppo di persone desiderose di comporre e dare vita ad una musica originale, molto personale, sotto il comune denominatore della sperimentazione e della ricerca sonora in ambito estremo. All’ alba del 2000 nasce “H.I.V 999”, mcd che racchiude ancora in modo un po’ acerbo quella che sarà l’ identità del gruppo. I germogli dell’ estremismo sonoro un po’ fuori dal comune sono già presenti e questo crea interesse nella stampa specializzata ed addetti ai lavori.
Le 500 copie stampate esauriscono in pochi mesi. Il lavoro continua, vengono fatti numerosi concerti e la voglia di scoprire nuove forme musicali cresce in modo esponenziale all’ entusiasmo. A metà del 2002 il primo vero album: Life Continuity point prodotto da Tommy Talamanca, auto-finanziato, senza una distribuzione ufficiale e senza un supporto promozionale adeguato ottiene comunque buoni risultati di vendite ed ottime recensioni anche all’ estero.
Mancano i concerti, visto che la band è ferma da un po’ di mesi per continui problemi di line-up. La situazione però si ristabilisce a metà 2003 con l’entrata di un nuovo membro e la risaldata formazione può concentrarsi sul nuovo materiale. In meno di quattro mesi viene fuori di getto, spontaneo, sincero Sterile secondo album della band sempre prodotto da Tommy Talamanca ai Nadir Studios, testimonianza di una certa maturità artistica, di una buona esperienza organizzativa e compositiva. La firma di un nuovo contratto arriverà qualche giorno dopo con La NewLm/crotalo. Il resto è storia.

Che differenze ed evoluzioni ci sono state tra “Sterile” ed i lavori precedenti?
Sterile è senz’altro il nostro migliore album. Non perché gli altri nostri lavori siano inferiori qualitativamente , ma Sterile è la summa della nostra maturazione artistica. Siamo cresciuti come compositori e musicisti e l’ esperienza maturata ci ha fatto lavorare in modo più meticoloso e preciso. Abbiamo dato molta importanza agli arrangiamenti, soprattutto di elettronica, in fase di registrazione e mixaggio abbiamo sperimentato nel vero senso della parola, con approcci del tutto nuovi.
Dal punto di vista artistico e quindi lirico musicale ti posso dire che è il disco più estremo, più malato, negativo che le nostre menti potessero concepire. In queste canzoni ci sono tutte le frustrazioni, il dolore, la negatività che ci portiamo nel cuore.

Quanto tempo avete impiegato per terminare questo disco? Ne siete soddisfatti?
Siamo orgogliosi di Sterile. Fa parte di noi stessi, ancor di più di altre cose che abbiamo fatto, forse perché è venuto fuori in un momento della nostra vita e di quello della band molto particolare e sofferto e qualcosa di intimo che si insinua tra le pieghe del nostro io interiore. Pur lavorando meticolosamente su ogni parte, abbiamo impiegato poco per realizzare Sterile. Tra composizione, registrazione e mixaggio sono passati quattro mesi di cui due in studio.

Come descrivereste la vostra musica?
Bella domanda. Non è semplice per uno che c’è dentro. Nella nostra confluiscono svariate influenze, numerosi gusti musicali, quattro persone che concepiscono, ascoltano e vivono la musica in modo diversa l’ uno dall’ altro ma che hanno l’ obiettivo comune di creare in un’unica direzione che dia ampio respiro alla sperimentazione e la ricerca. Dagli esordi abbiamo evoluto il nostro sound cercando sempre di inserire nuove soluzioni.
Su Sterile oltre ad estremizzare molto le ritmiche, armonizzare le chitarre come non abbiamo mai fatto prima si sente molto il lavoro di elettronica, che ha regalato al sound un tocco di oscurità che prima non avevamo. Non amo molto le definizioni e non voglio usare etichette per descrivere la musica tanto meno la mia. Non potrei essere obiettivo. La musica dovrebbe regalare sensazioni ed emozioni. Ascoltando la nostra musica si ha la sensazione di disagio mentale e tetra claustrofobia.

Sempre parlando della vostra musica, pur essendo molto personale, ho la sensazione che ancora dobbiate un po’ “focalizzare” la materia musicale… ho anche la sensazione che abbandonando un po’ l'”assalto diretto” e dando piu’ spazio all’atmosfericita’ potreste produrre lavori anche migliori (“…and illusions” e’ davvero interessante in questo senso)… cosa ne pensate?
Quello che componiamo viene così, di getto, dalle nostre menti e dai nostri cuori. Non focalizziamo. Sterile doveva nascere così, c’è molto in questo disco, sfumature che solo dopo svariati ascolti si possono cogliere.
“L’assalto diretto” di cui tu parli è figlio delle nostre riflessioni, dell emozioni negative che mettiamo in musica. Non saremo assolutamente capaci di scrivere musica meno violenta. Abbiamo ancora molta rabbia dentro. “..and illusions” è stato un esperimento ben riuscito a io modo di vedere, che potrà aprirci la strada verso nuovi orizzonti musicali da esplorare. L’ elettronica sarà il nostro futuro.

Infatti nel vostro lavoro c’e’ tanta elettronica, che dimostrate di maneggiare bene. I vostri pezzi sono un miscuglio di tante cose diverse. Il metal adesso e’ molto diverso da quello che era anni fa, e questo vale anche per la figura di chi “consuma” il metal, che oggi e’ piu’ “ascoltatore di metal” (come mi definisco anche io) che “metallaro”. Cosa ne pensate di questa cosa?
È naturale che tutto questo cambi nel corso degli anni. Anche nella musica, nell’ arte. Sarebbe la fine, una catastrofe se non ci fosse evoluzione, voglia di conoscere e di esprimersi in altre forme. Personalmente non vedo cosa ci sia di strano. Ho sempre apprezzato chi osa, rischia e cerca forme musicali un po’ inconsuete che possono aprire la strada e dare una svolta, un cambiamento.
Ormai non esiste più il metallaro (se mai è esistito), ma appunto un ascoltatore di metal come dici tu, questo è un bene secondo me. Ci sono tantissime musiche da scoprire e vivere e sarebbe un delitto non avere la possibilità di farlo.

Tra l’altro ho la sensazione che definire alla stessa maniera gruppi come gli Iron Maiden e i Fear Factory, i Motley Crue e i Theatre of Tragedy, gli Helloween e i Death e cosi’ via sia una cosa in qualche maniera ormai “fuori controllo”, tanto che e’ difficile dire cosa e’ metal e cosa non lo e’ (e questo diventa un problema quando vengono fuori dei pregiudizi che portano al rifiuto a priori di certi prodotti)… io vedo nell’evoluzione delle cose un fattore positivo, apprezzo le contaminazioni, tuttavia si puo’ anche capire chi assume delle posizioni da “defender” e dice che quando si contamina tanto si perde il “nucleo originario”. Cosa ne pensate?
Ma perché bisogna parlare di nucleo originario, l’ evoluzione nell’ arte sta alla base di tutto ed anche nella musica. Si tratta di un fattore storico. Diamo una collocazione temporale a quanto c’è stato prima di noi. Rispetto e provo grande ammirazione per gruppi come Iron Maiden e Judas Priest (esempi casuali, ne esistono centinaia di altri) per quello che hanno fatto in passato. Grandi dischi, invenzione di qualcosa di nuovo quindi evoluzione. Non li rispetto e mi viene un po’ da ridere vederli oggi sul palco a riproporre cose di vent’anni fa che nel contesto storico musicale attuale non c’entrano nulla. Che poi ci sia dietro un discorso economico è un’altra cosa.
Il defender che dice che si contamina non ha capito nulla. Non si tratta di contaminazione ma di evoluzione, di crescita, nuovi modi di comporre musica, nuove tecnologie hanno aiutato ad espandere lo spettro creativo del musicista. Non voglio vedere la musica, ed in particolare l’ heavy metal come un nucleo originario, ma un movimento in continua trasformazione.

Quali sono le vostre fonti di ispirazione? E non parlo solo di gruppi musicali..
Tutto ciò che ci circonda ci ispira. La vita di tutti i giorni, i mille interrogativi che ci portiamo dentro, un pensiero possono fare scaturire la componente creativa per un pezzo o per un testo. Comunque la nostra fonte maggiore di ispirazione è la desolazione e la rabbia che proviamo nel vedere come questa società in cui viviamo sta andando pian piano alla deriva. Una lenta ed inesorabile agonia verso la morte certa.

Che ruolo hanno i testi nella vostra musica?
I testi sono una parte fondamentale del progetto artistico Infection Code. Fin dal primo mcd abbiamo sviluppato, attraverso le liriche, un concept particolare dove è trattato sotto molteplici sfaccettature e sfumature un unico argomento: la vita dell’ uomo all’ interno della società. Una ricerca, se mi è passato il termiche, quasi antropologica e sociologica fatta, analizzata con nostre riflessioni e idee semplici, pensieri di un uomo comune che si trova a dovere combattere in ogni momento della propria vita per potere sopravvivere e mantenere una propria individualità ed identità.

Cosa ne pensate della scena musicale italiana, metal e non?
Non parlerei propriamente di scena. In una scena musicale ci sono meccanismi, regole e sinergie che mancano qui in Italia. Parlerei di grande entusiasmo, ottime bands, ed una totale mancanza di spazi e strutture dove poter dare spazio alla musica alternativa italiana. Non ci sono locali adeguati, e se ci sono, non danno spazio alle realtà autoctone.
L’ underground italiano non si identifica in una scena ma in tante piccole realtà isolate che non hanno la forza per contrastare ciò che viene dall’ estero e che non hanno il potere per far cambiare la mentalità all’ ascoltatore e fruitore di musica sempre comunque interessato a prodotti esteri. Alcune bands riescono ad ottenere maggior visibilità all’estero che in Italia, e questo è un buon parametro per farti capire come è la situazione in Italia. Non delle più rosee.

Come siete messi dal punto di vista dei concerti?
Stiamo iniziando ora ad organizzare più date possibili per promozionale Sterile, grazie l’ aiuto di alcune agenzie tra cui l’ A.S .P promotion e la HAZE Promotion. Non è semplice. Come ti dicevo prima, mancano strutture adeguate dove potersi esibire, e la risposta del pubblico alcune volte è un po’ deludente, non interessa più di tanto un gruppo italiano. Ma non molleremo. Inizieremo a settembre 2004 fino ad arrivare a primavera inoltrata del 2005. Nel frattempo comunque penseremo anche al nuovo disco.

Domanda classica: che ne pensate di internet come mezzo per la diffusione della vostra musica e del rapporto con chi la apprezza?
Per un gruppo underground come il nostro può essere un’arma a doppio taglio. Internet ha un potere enorme di informazione, è il mezzo più veloce per arrivare in ogni angolo del mondo ed anche la nostra musica in rete può essere ascoltata e scaricata da chiunque abbia interesse verso di noi.
Ma c’è il lato negativo. Siamo un gruppo che da importanza alle vendite dei propri dischi perché sono la nostra fonte di sostentamento e di guadagno, quindi chi scarica la nostra musica si può accontentare e non comprare un cd. Non mi sento totalmente contrario o un accanito sostenitore, secondo me non dovremmo abusarne per non danneggiare piccole etichette e bands indipendenti che fanno enormi sacrifici per portare avanti il proprio discorso artistico…

Se c’e’ qualcosa che volevate dire e che non vi ho chiesto, questo e’ il momento di tirarla fuori…
Nessuna..

Siamo giunti alla fine, grazie per l’intervista, ora potete salutare i lettori di Heavy-metal.it !
Invito tutti a cercare Sterile ed a dargli un ascolto approfondito per chi non si ferma davanti alle apparenze… Non vi deluderà!!!!
Omnia Sunt Communia

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