Tradizione popolare, melodie dolci e suadenti, vigore e potenza del metal estremo; questi sono gli ingredienti che plasmano il suono degli In Tormentata Quiete. Il gruppo bolognese, qui al secondo lavoro, primo uscito per la nostrana Dawn Of Sadness, è riuscito a modellare una musica davvero sui generis, dal gusto tipicamente italiano, per la lettura attenta della nostra tradizione e per la personalità che dimostra in tutti i 46 minuti di quest’opera. Della tradizione emerge sia la profondità dei retaggi antichi che l’espressività del folklore popolare, in una musica che sembra poggiare le basi su arditi contrasti.
Le nove stazioni di questo album mostrano un gruppo molto sicuro della propria creazione, che non ama attardarsi seguendo stilemi di precisi generi, ma che sa spaziare molto abilmente in soluzioni fra loro eterogenee in un’unione piuttosto intrigante. Da brani che sprofondano nella tradizione più autoctona, come in quello di apertura “La Realtà”, si passa con naturalezza e armonia in soste malinconiche e liriche, come la suadente “Nel Regno Dell’Evo”, per inoltrarsi in pezzi più acidi e veloci, quale “Albero”. A rendere questa musica ancora più genuina e nostrana collabora poi la scelta dell’italiano come lingua cantata, lingua che qua è resa in tutto il suo carattere fluente e drammatico (soprattutto nell’energica, ma angelica voce di Sara Tenaglia), ma sperimentata anche nella veste più sprezzante dello scream, spesso alternato al candore del suono pulito (di Giovanni Notarangelo). Da lodare anche la professionalità con cui tutta l’opera sembra esser stata concepita, dalla realizzazione più esterna, la grafica, giocata anch’essa su forti contrasti; alla registrazione di tutto l’album, così buona da rendere molto nitido un lavoro strutturalmente abbastanza complesso per l’intrecciarsi continuo di elementi diversi; fino ai testi, di natura esistenziale.
Gli unici paragoni potrebbero essere azzardati con altre realtà italiane, per la teatralità sprigionata da una musica giocata su contrapposti di toni amari e teneri, di violenza e di dolcezza, quali hanno saputo fare Ensoph (la cui proposta è però diversa e orientata sul gotico) o i siciliani Inchiuvatu (che rifacendosi ad un’altra tradizione, poggiano su elementi comunque lontani dai nostri). Niente confronti quindi, gli In Tormentata Quiete sanno distinguersi proprio in questa unicità di proposta, che già negli esordi sa essere ispirata, vigorosa, e tramite di sensazioni mutevoli.
Un lavoro da supportare e che può far sperare positivamente per il futuro di questa band.
In Tormentata Quiete, la tragedia improvvisa nella costante quotidianità della vita. Da provare.

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