Dopo diverso tempo, gli IN CORPORE MORTIS, con una line up totalmente rinnovata, questa realtà torinese, riesce finalmente a portare a termine la realizzazione del primo album di debutto sulla scena black metal italiana e piemontese.

Il platter è composto da sei tracce per una durata di circa 38 minuti e registrato presso i Crime Studio. Fin dall’ascolto della prima traccia, si nota un amore profondo per il black metal norvegese, stile che si percorre in tutto il disco e che ricorda un po i primi Dimmu Borghir. La composizione del song writing è notevole e finalmente è intrisa di parti strumentali innovative, mantenendo comunque il mood della vecchia scuola black. Suoni glaciali, scanditi da riff imponenti, monolitici, con qualche influenza thrash che non guasta e che non è incisa a casaccio e orchestrazioni degne di una preparazione tecnica conservatoriale ben studiata.

Neverwards è un buon lavoro, fresco, innovativo. Pur mantenendo la base classica del black metal nordico che siamo abituati a sentire, cerca comunque di dare spazio a nuovi metodi e sistemi di composizione, senza sfociare nel banale e nell’ormai sound  trito e ritrito.

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