Pensare che un genere come il black metal abbia delle diramazioni così vaste da arrivare fino al lontano Singapore, ha davvero dell’incredibile. A mio parere il fatto di aver subito un’esportazione così grande non ha per niente giovato al genere, poiché com’è ben noto questo è un genere nato soprattutto come movimento di idee e di pensiero interno alla Norvegia, non ha molto significato affrontare alcune tematiche riferite prettamente al loro paese d’origine in luoghi che si trovano dall’altra parte del mondo. Credo sia difficile trovare delle formazioni capaci di “sviluppare” questi temi in modo convincente e significativo senza risultare pacchiani e quasi ridicoli in quello che fanno.
La storia degli Impiety è proprio questa. Una proposta vecchia, marcia, già sentita miriadi di volte, con l’unica “scusante” di proporre qualcosa di ancora più datato rispetto al “true black” dei primi anni 90 norvegesi.
Infatti la musica del combo si rifà a gruppi degli anni 80, quelli che il black metal, pur non suonandolo nel modo in cui verrà inteso successivamente, hanno contribuito a crearne le fondamenta. Mi riferisco a band storiche quali Hellammer, Sarcofago, Bathory, Possessed e Destruction ovviamente. In questo caso contaminate comunque con qualche spezzone di natura più recente.
Il promo che mi trovo fra le mani non è altro che un’ep di 5 pezzi, tra i quali quattro propri e una cover di “The Black Vomit” dei già citati Sarcofago, storico gruppo brasiliano. Dal punto di vista prettamente musicale non c’è molto da dire, è difficile fra l’altro giudicare l’operato di qualcuno avendo di fronte solamente quattro pezzi originali. Se poi aggiungiamo che la registrazione è davvero quasi inascoltabile, che i suoni sono zanzarosi e quasi incomprensibili in qualche passaggio, che i musicisti peccano di personalità e abilità pur essendo sulle scene da quasi 20 anni, capirete che il mini in questione è trascurabile ed evitabile nel modo più assoluto. Aspettiamo di poter giudicare un album completo, magari suonato e prodotto meglio, con un margine di valutazione più ampio.

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