Quando ci si trova al cospetto di band come gli Impaled Nazarene, svincolarsi da un passato, ormai lontano ma perenne cardine di un genere, risulta alquanto difficoltoso. Un’ombra maestosa come quella del seminale ‘Suomi Finland Perkele’ capeggia sull’intera discografia successiva della band tanto da impedire ancora oggi al pubblico legato a quell’epoca, sia affettivamente che artisticamente, di riconoscere meriti e qualità di una tra le band più singolari e valide rimaste al panorama metal mondiale. E’ così che, tra contrastanti odio ed amore, indifferenza ed attesa, vede la luce il nuovo ottimo ‘Pro Patria Finlandia’, ennesima testimonianza di come il mediocre ‘Nihil’ sia stato un trascurabile incidente di percorso dei “nuovi” IN.

Ciò a cui ci pongono di fronte i cinque folli finlandesi riesce, dopo pochissimi ascolti, a risultare un potenziale e prezioso patrimonio della scena extreme metal attuale. Estremo; tale come ogni decisione che sta dietro le quattordici tracce che lo compongono. Tale come la scelta di fondere in uno stile unico ed immediato black, l’onnipresente punk, sprazzi di thrash e marcio rock’n’roll, quella di perseverare con coraggio su uno stile che non ha sempre riservato applausi mostrando entusiasmo da vendere, quella di saper mantenere un’ironia nera al limite del grottesco senza mai sfiorare il patetico, quella di apparire, essere e mostrare un’attitudine mai scemata. Con l’unico difetto rintracciabile in una piccola vena di monotonia emergente sulla lunga distanza, gli Impaled Nazarene arrivano al picco qualitativo del percorso evolutivo iniziato qualche anno fa. I brani, costituiti da una forma canzone sempre più piacevolmente consolidata e riconoscibile, non perdono la caratteristica peculiare della band rintracciabile in quell’aggressività sporca ma ordinatamente servita, con precisione disarmante, a velocità esecutive da capogiro. E’ così che tra assoli sibillini dosati con maestria, doti espressive sempre migliorate che maggiormente rendono l’impronta folle della band e qualche armonizzazione di stampo epico-classico che caratterizzano il nuovo (da qualcuno sgradito) corso anche quel trademark che è la voce di Luttinen si apre, senza per questo mutare. La ferocia, lo stile e il caratteristico scream acido ed asciutto dell’indiscusso leader carismatico della band rimangono totalmente invariati ma si arricchiscono e diventano più ariosi lasciando spazio a variazioni come i growl più bassi ammirabili in “For Those Who Have Fallen”.

Un’opera etichettabile con il solo appellativo di estrema, con la sola licenza semantica di “da Impaled Nazarene”: grezza, putrida, incalzante, mai noiosa e mai perfetta perchè per sua natura, e per volere di chi l’ha forgiata, si concentra su altro. Ciò che ai cinque pazzi finnici non è mai mancato e che costituisce “solo” l’ennesima conferma di folli qualità dalla “Patria Finlandia”.

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