Ritorno alle stampe per gli Iced Earth di Jon Shaffer, ed ancora una volta critica e pubblico sembrano destinati a dividersi. Tacendo ovviamente dei “detrattori tout-court”, gli schieramenti vedono sostanzialmente opporsi i “vecchi” fan delusi dalle ultime uscite della band ed i “nuovi” che invece si dimostrano certamente più bendisposti nei confronti delle stesse.
A gettare altra benzina sul fuoco, inoltre, ci si è messo stavolta anche un importante cambiamento di line-up, che ha visto l’ex-Judas Priest Ripper Owens prendere il posto dell’ormai “storica” voce della band Matthew Barlow in seguito alla enigmatica decisione di quest’ultimo di intraprendere una “carriera presso il governo”.
Tornando agli schieramenti di cui sopra, personalmente tendo a rientrare nella prima categoria, dato che (con l’eccezione del buon “Something Wicked…”) dopo “Burnt Offerings” (1995) gli Iced Earth non sono più riusciti a convincermi del tutto.
Nondimeno, non posso non notare come questo “The Glorious Burden” (pur essendo chiaramente frutto degli Iced Earth del 2003, con tutto ciò che ne consegue) sia sicuramente un passo avanti rispetto al precedente, mediocre “Horror Show”.
L’assenza di Barlow, nonostante qualche scetticismo iniziale, non viene fatta troppo rimpiangere dal sempre ottimo Ripper, che riesce a cavarsela più che bene pur ritrovandosi alle prese con linee vocali modellate su misura per l’ugola del suo predecessore.
Compositivamente, poi, “The Glorious Burden” mostra qualche segnale positivo: pur essendo tutt’altro che esente da momenti noiosi e poco ispirati, l’album offre comunque qualche spunto di interesse. E’ il caso degli inattesi lampi di vitalità portati da pezzi come “Attila” e “Red Baron/Blue Max”, ma soprattutto della lunga suite conclusiva “Gettysburg 1863”, che si dimostra senza dubbio il vero punto focale del disco.
Inserti orchestrali, lunghe parti strumentali, effetti sonori della battaglia (per una volta non pacchiani) e l’inserimento più o meno sottile di temi tradizionali americani rendono senza dubbio “Gettysburg” un pezzo quantomeno interessante, in grado di risollevare in qualche modo le sorti di un disco altrimenti piuttosto scialbo.
Prendendo spunto dalla suite finale, è da sottolineare anche l’aspetto lirico: come si nota già dai titoli, tutto l’album è incentrato stavolta su temi storici di varia estrazione, in contrasto con le tematiche fantastico/orrorifiche sempre adottate in precedenza.
Che questa svolta “seriosa” sia un bene o un male non sta a me deciderlo, certo è che, insieme agli elementi (relativamente) innovativi presenti nella suite conclusiva, questo dimostra forse la volontà del mastermind Shaffer di portare un poco di “aria fresca” all’interno della proposta degli Iced Earth, comunque sempre ben ancorata al proprio sound caratteristico.
Sulla produzione c’è poco da dire, molto curata e professionale, anche se personalmente la scelta dei suoni degli ultimi album non mi ha mai fatto impazzire, specie per quanto riguarda la batteria.
Buona infine la prova del nuovo solista Ralph Santolla, poco presente ma sicuramente più espressivo del precedente Larry “bend-che?” Tarnowsky.

A conti fatti, il discorso è piuttosto semplice.
Posto che “The Glorious Burden” è tutt’altro che un lavoro fondamentale, se “Horror Show” vi è piaciuto e se siete estimatori di quanto fatto di recente dalla band, con questo disco dovreste andare piuttosto sul sicuro; se al contrario per voi gli Iced Earth sono quelli di “Night of the Stormrider”… allora decisamente è il caso di pensarci due volte ed ascoltare il disco, prima di mettere mano al portafogli.

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