Avevo letto di tutto su questi Hypnosis, trio francese attivo dal lontano (purtroppo) 1993. E anche questa volta, prima che mi giungesse il disco vero e proprio per potermi fare un’opinione, me ne erano già giunte, tramite forum, riviste ecc… di discordanti. C’era chi definiva questo album una emerita schifezza, chi un’idea geniale.
Parto con questa premessa perchè a mio modo di vedere la verità sta nel mezzo.
I nostri sono dediti ad un sound partito come loro stessi definiscono molto death metal, per poi vedere nel corso degli album (questa è la quinta relase targata Hypnosis) un inserimento sempre più massiccio di sinth ed effetti industrial, tanto da creare, su questo Synthetic Light Of Hope tratti in cui ci si ritrova in una “disco-metal” di difficilissima interpretazione.
Io, lo sapranno i lettori di Heavy-metal.it, sono un fervido sostenitore dell’innovazione anche in campo metal, e qui ci si ritrova per le mani un album in cui indubbiamente questa componente è presente e lo è anche in maniera pesante.
Però, c’è un però: a volte si eccede nella sperimentazione, ed è questo il caso dei transalpini, che miscelano song estremamente valide, con un death convinto e effetti affascinanti ed atmosferici, ad altre che sembrano un blocco di granito appena caduto sul vostro stomaco, ovvero pesano per la loro eccessiva complessità e disarmonia tra le varie componenti (sinth, keys, drums, bass e guitars).
In definitiva un lavoro che apre scenari davvero interessanti, ma che deve ancora evolvere per poter raggiungere livelli di competitività sul mercato. Le premesse, mi ripeto ancora, sono ottime, perchè le idee ci sono e alcuni brani come “An Ordinary Day”, ” Blood Tears ” o la title track “The Synthetic Light of Hope” sono espressione di un sound che andrebbe limato ma che potrebbe creare addirittura un nuovo movimento, poichè apre scenari su un incrocio di metal e effetti sonori ancora molto poco battuto. Però il tutto deve essere fatto per gradi, mentre qui troppo spesso i nostri si lasciano prendere la mano esagerando con la componente electro. Peccato perchè con gli strumenti metallicamente canonici ci sanno fare.
Un album buono dunque, che regala buone sensazioni al primo ascolto (e anche al secondo, stufando però dal terzo in poi…) ma che non eccelle nonostante le idee creative illuminanti a tratti. Certo che se la band è attiva da ormai 16 anni forse ci si potrebbe e dovrebbe aspettare una maturità del sound maggiore.

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