I varesotti Hyades, per dirlo chiaro e tondo, sono da anni uno dei giovani gruppi più validi del panorama metal Italiano: fa davvero piacere, quindi, che dopo innumerevoli concerti e quattro demo sempre più belli la band sia finalmente arrivata a pubblicare un LP, peraltro con la valida Mausoleum Records.

“Abuse Your Illusions” (semi-citazione?) segna probabilmente la definitiva conversione degli Hyades in una band thrash metal tout-court: gli echi “epici” ed i rimandi all’heavy europeo che avevano caratterizzato le precedenti uscite (ricordo in particolare l’ottimo “No Bullshit…Just Metal!”) sono del tutto scomparsi, rimpiazzati da un piglio furiosamente bay area e da una determinazione sorprendente che riesce, alla fine, a non fare mai rimpiangere i più melodici trascorsi.

Anche i testi rispecchiano il cambiamento, concentrandosi ora esclusivamente su tematiche politico-sociali, in piena (e in un certo senso doverosa) tradizione thrash: dalle guerre in Jugoslavia e Iraq, alla distorsione dell’informazione odierna, fino alle contraddizioni dell’ “occidente evoluto”, ed altro ancora. Unica eccezione “Hyades”, divertente “resoconto” dei quasi dieci anni di vita della band.

Stilisticamente, di “innovativo” troverete ben poco, ma la cosa non importa agli Hyades in primis né credo importi agli ascoltatori: è del resto meglio suonare bene quello che si sa e si vuole fare, piuttosto che ricercare l’innovazione ad ogni costo partorendo dischi raffazzonati, no?
Il nome Exodus vi risuonerà in testa per tutta la durata del disco (in un paio di occasioni l’influenza del gruppo di Gary Holt sfiora proprio l’omaggio), così come anche primi Anthrax ed in parte Heathen, primi Mordred e Sacred Reich. Ciononostante gli Hyades mantengono un qualcosa di personale che riesce a tenere incollati alle casse: che siano i riff accattivanti del duo Testa/Negonda, la voce di Colombo molto più ruvida e cattiva rispetto al passato, oppure la sezione ritmica inarrestabile, sta di fatto che “Abuse Your Illusions” è un album maturo che rielabora a posteriori tutto ciò che di buono è stato offerto in tanti anni di thrash e riesce al contempo presentarlo in una veste magnificamente ’80s.
Oltre alla notevole copertina, una ulteriore chicca sta nel finale con la spassosa cover nientemeno che dei Beastie Boys, giusto per ribadire giustamente che si suona per divertirsi e che prendersi sul serio è stupido e controproducente.

Il consiglio quindi, se vi piace il “vero” thrash metal (e non le sciacquature degli ultimi anni), è di recuperare non appena possibile questo disco e di spararvelo in un solo fiato: ne rimarrete entusiasti, garantito.

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