Il gruppo degli Holy Mother, capitanati dal cantante e chitarrista Mike Tirelli, giunge con questo Agoraphobia
al traguardo del quinto album in nove anni di attività.
La musica proposta è un Heavy Metal diretto che trova il suo punto di forza in tutta la sezione
ritmica ma che strizza l’occhio in svariati momenti all’Hard Rock ottantiano.
La presenza di soli è, poi, fortemente ridotta lasciando parecchio l’amaro in bocca mentre la voce di Tirelli è aggressiva e ben amalgamata con i riff corposi, vagamente thrashy, e lenti delle chitarre.
Devo dire che però l’album in sè non mi ha particolarmente preso. I brani risultano abbastanza
noiosi e sembrano quasi tutti uguali. C’è ben poca varietà e risultano piuttosto banali e scontati.
Per di più sono tutti molto corti, mediamente si aggirano intorno ai quattro minuti scarsi.
Nonostante svariati ascolti ho riscontrato ben pochi spunti interessanti.
La musica proposta, come avevo accennato, ricorda per certi versi un certo Hard Rock ottantiano,
particolarmente gli Skid Row di “Slave To The Grind” in alcune soluzioni ritmiche della titletrack “Agoraphobia”.
Un brano un tantino più riuscito è “Society, Anxiety” che almeno si fa canticchiare e ha una linea melodica
più riuscita rispetto agli altri pezzi.
Il brano successivo “Skitzo” vorrebbe essere un pezzo più “schizofrenico” ma che manca completamente il bersaglio risultando abbastanza fastidioso e per nulla interessante.
Decisamente carina è “Nympho” con quel suo incedere a tratti Hard Rock a tratti Power Thrash. Molto
simpatica e allegrotta è “Never Say Die” con quel suo ritmo rockettaro ma che stona notevolmente con tutto il resto dell’album.

Onestamente quest’album è piuttosto mediocre e deludente. Poco incisivo, brani troppo corti e nessun ritornello memorabile fanno in modo da farmene sconsigliare l’acquisto. Un lavoro decisamente poco riuscito per dei brani
su cui lavorandoci un po’ di più potevano essere, magari, più validi. Album noioso.

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