Ritornano con un nuovo singolo, a quasi vent’anni di distanza dall’esordio su vinile, gli Hocculta. Era, infatti, il 1983 l’anno in cui Massimo Lodini creava la band milanese, un gruppo influenzato tantissimo da Iron Maiden, Judas Priest e Saxon. Dopo aver pubblicato due vinili, “Warning Games” (1984) e “Back in the dark” (1989), i nostri purtroppo si sciolgono e solo nel 2005 Massimo Lodini, voce del gruppo, ritrova il coraggio e la forza necessaria per dare nuovamente vita agli Hocculta e con una formazione completamente rinnovata incide nel 2006 questo mini cd intitolato “Taste the return”. I brani presenti in quest’ album appartengono al periodo ‘85/’86 e sono stati riarrangiati per l’occasione. Tuttavia troviamo solo due canzoni originali in quanto la conclusiva è semplicemente una cover di “Black Out” degli Scorpions che sinceramente non mi colpisce più di tanto forse perché non riesce a trasmettermi la carica che la versione originale possiede anche se gli Hocculta e in particolare Lodini, dotato di timbrica vocale molto simile a quella di Klaus Meine, riescono a riarraginare questo gran classico in maniera molto personale. Analizzando invece i restanti brani veniamo catapultati indietro nel tempo proprio negli anni ottanta e persino la produzione del disco pare essere datata e ci si aspetta che da un momento all’altro s’inizi a sentire il fruscio classico del vinile. I due brani presenti in “Taste the return” sono particolarmente piccanti, con un tiro davvero molto buono. I riff hanno un taglio tipicamente eighties, sia durante i ritornelli sia durante gli assoli mentre le melodie sono particolarmente accattivanti e fantasiose senza mai cadere nel banale o nello scontato. L’opener “Over the desert” è un brano dannatamente hard rock, e sin dalle sue prime note ci mostra una band in ottima forma, mentre la seconda traccia, “Dishonesty”, è una canzone più orientata verso la N.W.O.B.H.M. grazie anche al sapiente lavoro alla chitarra della coppia Ciccarelli/Giberti che non sbaglia un solo colpo realizzando riff e soli vincenti e da brividi. Questo è un gran ritorno per gli Hocculta e sebbene la line up sia in sostanza cambiata nel corso di questi vent’anni, con la sola eccezione di Massimo Lodini alla voce, lo spirito che aleggia tra i membri della band è proprio quello degli anni ottanta e questo non può farmi che piacere visto il mio amore per quell’epoca. Peccato solo che la band presenti due soli brani, mi sarebbe piaciuto poter ascoltare qualcos’altro. Attendiamo le mosse future degli Hocculta, sicuramente ne vedremo delle belle!

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