“The Death Of The Artists” è il sesto studio album dei torinesi Highlord, power metal band attiva da più di un decennio. Questo disco rappresenta una grossa novità di questo per il gruppo, ovvero è il primo senza lo storico tastierista Alessandro Muscio, membro fondatore dai lontani tempi dell’esordio “Heir Of Power” datato 1998. Ne risulta, di conseguenza, un lavoro più pesante, incentrato principalmente sulle ottime chitarre di Stefano Droetto e sulla splendida voce di Andrea Marchisio, con pezzi più tipicamente heavy. Per carità, le tastiere ci sono ancora, ma sono presenti più come elemento atmosferico che altro. Venendo, invece, alla tracklist, le canzoni che emergono per potenza e dinamica sono sicuramente la splendida opener “Simple Man”, la rocciosa title-track e la progressive-oriented “Canticle Of The Flash” che sembra uscita direttamente dalla penna dei più ispirati Vision Divine. E fra i solchi digitali del disco emerge abbastanza spesso il paragone con il gruppo di Olaf Thorsen, viste le suggestioni richiamate dal quartetto di Torino, anche se con le dovute proporzioni, visto che stiamo parlando comunque di pezzi più lineari. Ottimi, inoltre, i suoni, prodotti negli studi di Luigi Stefanini, i famosi New Sin che sempre di più si stanno attestando a Mecca per il metal tricolore e non solo.

Tutto ciò che è stato detto finora va messo in relazione col fatto che i brani sono solidi, omogenei e ben costruiti, legati da un unico fil rouge che accompagna l’ascoltatore in ogni parte del disco. Inoltre, come già detto in precedenza, la performance di Droetto e Marchisio mette in risalto ulteriormente il già alto valore del lavoro svolto su “The Death Of The Artists”, suggellando una prova limpida e pulita sia dal punto di vista del songwriting che dell’esecuzione.

Di elementi a favore, come avrete compreso, ce ne sono, ma qualche ombra, seppur piccola, c’è ed è il caso di esaminarla per rendere più chiare le coordinate attorno alle quali si muove “The Death Of The Artists”: per prima cosa gli Highlord, pur portando avanti il discorso del precedente “Instant Madness” del 2006, non si inventano assolutamente nulla. Il loro heavy/power metal è piuttosto canonico ed è rimasto in sostanza ancorato alla scuola degli anni ’90, Stratovarius e Sonata Arctica in testa. In più, la sezione ritmica è leggermente “soffocata” dal resto della band e si ritrova spesso a seguirne pedissequamente i passi, senza di fatto fornire spunti interessanti. Questo particolare va certamente a rafforzare la già citata omogeneità del disco, ma alla lunga stanca e, dopo svariati ascolti, i pezzi non hanno più molto da dire.

Insomma, il sesto lavoro degli Highlord si configura in una posizione intermedia tra luci ed ombre, con una prevalenza delle prime, per fortuna. “The Death Of The Artists” è, infatti, un disco onesto, frutto di un’integrità costruita col tempo e di un’esperienza che fa la differenza e non mancherà di certo di mietere consensi tra i fan delle sonorità più orientate al power. Agli altri possiamo dire che questo disco, se odiate il power metal, non vi farà cambiare idea, nonostante le buone idee in esso contenute.

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