Pubblicato nel 2010
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Si sa il tempo passa. Inizi ad ascoltare un gruppo quando sei ragazzino, attendi con ansia ogni nuovo album dei tuoi gruppi preferiti, e alle fine ti ritrovi un Best of celebrativo dei 25 anni di carriera. Effettivamente le raccolte hanno senso in contesti di questo tipo, e non come metodo per pubblicare un album quando non hai nulla di pronto.

Il primo tentativo di riproporre in veste originale alcuni clasici delle zucche tedesche l’ha ideato il padrone della Frontiers Records Perugino riuscendo a convincere Kiske a rigeristrarli in chiave acustica, album veramente riuscitissimo.
Potevano la coppia Weikath/Deris lasciarsi sfuggire la possibilità di fare la stessa cosa cercando di non scopiazzare troppo l’idea? Ovviamente no. E’ così che nasce Unarmed secondo me. Il risultato è veramente egregio, indubbiamente. Volessi ascoltare per l’ennesima volta I Want Out o Future World non lo farei da una nuova raccolta di estratti dai vari album ma la riascolterei direttamente sull’album. E’ anche vero che poco senso avrebbe anche clonare The Best, The Rest, The Rare quando oltretutto il cantante non è più lo stesso, e per di più completamente differente per timbro e interpretazione.
La riuscita di Unarmed sta nel fatto che non è metal. Probabilmente molti grideranno allo scandolo, al ritorno a sonorità di Chameleon (album geniale uscito solo in un periodo sbagliato), ma spero proprio non venga visto in questa ottica.

Il voler celebrare i venticinque anni di attività deve essere qualcosa di particolare, e una Dr.Stein in versione Blues Brother (magnifico il video), una Future World country, una sognante Eagle Fly Free in chiave Blackmore’s Night con la presenza della Candice, una I Want Out che strizza l’occhio o a The Wall per quanto riguarda il coretto di bambini, una A Tale That Wasn’t Right orchestrale fanno di Unarmed un omaggio particolare ai sostenitori del gruppo. Questa raccolta così deve essere vista, un’omaggio ai sostenitori, in particolare a quelli più vecchi dato la maggioranza di vecchi brani rispetto a quelli più recenti.
Del periodo Deris troviamo If I Could Fly, Where The Rain Grows, Perfect Gentleman e Fallen To Pieces ma che troppo poco si discostano dalle versioni originali, peccato quì potevano fare di più.
Dove invece è stato fatto un lavoro colossale è in The Keeper’s Trilogy, un vero e proprio mega medley veramente ben riuscito, vi lascio il gusto di scoprire tutti i brani quì contenuti e miscelati sapientemente.

Un regalo migliore non potevano farlo. Happy Happy Helloween!

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