A distanza di poco più di un anno ritornano sul mercato discografico le zucche di Amburgo, reduci da un tour mondiale che li ha visti in giro in numerosi paesi tra i quali la nostra penisola.
Visto tutto il clamore suscitato dal titolo dell’ultimo album, e il successo di tutti i concerti tenuti dai veterani del power metal, perchè non approffittarne per pubblicare un “live album”?
Detto fatto, e senza molta pubblicità per la verità, mi sono trovato nei negozi questo “Keeper Of The Seven Keys – The Legacy – World Tour 2005/2006 – Live In Sao Paulo”, titolo lunghissimo per ribadire la volontà di riproporre lo spirito dei due Keeper. La cosa più bella quando ho visto la “tracklist” del doppio album è stata trovare “Keeper Of The Seven Keys”, “Halloween” e “A Tale That Was’n Right”. Che dire se non comprarlo ad occhi e orecchie chiusi.
Fin qui il lato prettamente nostalgico di chi a distanza di più di quindici anni si ritrova spesso e volentieri a sentire proprio queste canzone, oltre alle solite e qui presenti “I Want Out”, “Future World” e “Eagle Fly Free”.
Per quanto concerne la realizzazione e la riuscita del live ero piuttosto scettico; già “The Legacy” per quanto mi sia piaciuto mi aveva lasciato l’amaro in bocca per una mossa spudoratamente commerciale ma devo dire che Weikath e soci sono riusciti nell’impresa di raggiungere il livello di quel magnifico live album a cui avevano dato tre titoli diversi e che corrisponde a “Live In The U.K”.
Andi Deris, mai particolarmente apprezzato dal sottoscritto, riesce invece ad entusiasmarmi e la prova dimostrata è veramente eccellente in tutte le canzoni, comprese quelle del periodo Kiske, cosa non riuscita invece in High Live.
I veterani Weikath e Grosskopf, con l’ausilio del bravissimo Gerstner e dell’ottimo tritasassi Löble, ci proiettano in quel mondo creato esattamente vent’anni or sono unendo alla perfezione i brani dell’ultimo album, in particolare “The Invisible Man” ma anche brani del precedente ancora come “Hell Was Made In Heaven”.

Questo “Live In Sao Paulo” è sicuramente uno delle migliori pubblicazioni del combo tedesco da qualche anno a questa parte, che non fa minimamente rimpiangere il loro periodo d’oro, ma che lascia comunque un senso di nostalgia.
Un plauso doveroso anche a tutto lo staff per l’ottima registrazione, con suoni estremamente puliti e un bel mix con il cantato del pubblico quanto mai partecipe.

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