In Italia solitamente i gruppi tra di loro si guardano in cagnesco, brutto modo di fare musica in cui l\’invidia la fa da padrone. E così per tanti anni i gruppi guardavano solo ed esclusivamente al proprio orticello, nessun aiuto tra gruppi. Forse i tedeschi hanno ormai insegnato anche a noi che la collaborazione, la voglia di suonare insieme per divertimento, il volersi aiutare partecipando agli album degli amici fa solo del bene. E\’ solo in tempi recenti che vediamo sempre più gruppi italiani che suonano insieme, ci si diverte insieme, magari si beve qualche birra in più in allegria. Un esempio lampante sono i Secret Sphere che hanno diviso il palco con tantissimi altri gruppi, tra questi gli Elvenking. Il bassista dei Secret Sphere Andy aveva un sogno nel cassetto, un progetto parallelo senza troppe pretese per poter suonare del sano Hard Rock. Si sa se già incidere un album e suonare dal vivo con il proprio gruppo è già difficile, figuriamoci imbarcarsi in un progetto parallelo. Fortuna per Andy che Fede stesso dei Secret Sphere e Dave degli Elvenking, insieme a Picco, condividessero la stessa passione.
Gli Hell In The Club sono quindi l\’unione di più gruppi ma con una stessa matrice comune, con una stessa passione condivisa, quel sano Hard Rock che io adoro. E\’ così che con il sostegno del loro management Get Rocked e dell\’etichetta padovana Red Pony Records il loro sogno è potuto diventare realtà. Produzione eccellente ad opera dei quattro musicisti stesso e registrato magistralmente ai Massive Arts Studios.
I nostri non si pongono limiti nello scrivere undici brani, più la cover di Another Saturday Day di Sam Cooke, di hard rock scritto ispirandosi ai grandissimii nomi del genere degli ultimi trent\’anni, senza mai voler essere troppo riconducibili a loro. L\’intenzione è probabilmente quella di omaggiarli, lasciando un\’evidenza di chi li ha ispirati.
E\’ così che On The Road potrebbe ricordare i più melodici Def Leppard, o Brian Adams, Natural Born Rockers lo stato brado del rock \’n roll dei Guns Roses, così come Forbidden Fruit i più rocciosi Skid Row, o una pervenza di Red Hot Chili Peppers in Daydream Boulevard.
Quello che è da apprezzare della musica degli Hell In The Club, che spero di non sbagliarmi, è un gruppo a tutti gli effetti, è il non voler essere stati delle mere copie di questi gruppi, ma di aver cercato una loro dimensione mischiando anche qualche sonorità punk, qualcosa del primordiale rock n roll e perchè no un pelino di thrash in qualche riff quà e là.
Let The Games Begin è un titolo molto rappresentativo di cosa il gruppo sa fare, e che potrebbe ancora fare.

Ragazzi, che i giochi abbiano inizio.

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