Da un annetto e mezzo a questa parte seguo con gioia le uscite discografiche della DVS Records, una label piccola ma che ci sta deliziando con tanti piccoli gioielli, come gli Alias Eye, i Wolverine e, per l’appunto, questi Heaven’s Cry che, con “Primal Power Addiction”, giungono al loro secondo album.
Come avrete notato dai nomi dei musicisti, questa band proviene da Montreal, ovvero la parte francese del Canada e, a dispetto della zona (diciamo fuori dai circuiti musicali internazionali) ha già partecipato a festival importanti come ProgPower Europe e suonato di spalla a gruppi di grande esperienza come Marillion o Threshold e, notizia recente, avrà l’occasione di fare da spalla ai Planet X in qualche data canadese. Parlando di “Primal Power Addiction”, vi anticipo che ho trovato l’album “roccioso” ma allo stesso tempo ricco di parti melodiche. Credo che l’aspetto più importante infatti sia l’uso di tre chitarre (che i nostri usano anche dal vivo ovviamente, i Maiden fanno proseliti!), che contribuiscono a creare un muro sonoro molto compatto e allo stesso tempo a sopperire alla mancanza di una tastiera senza perdere consistenza in soluzioni armoniche e melodiche. Nonostante la presenza di tre chitarristi, però, non ci troviamo di fronte alla presenza di inutili virtuosismi, visto che le parti strumentali vertono più su complicati intrecci che su assoli veri e propri.
Passando alle canzoni, spiccano per bellezza e complessità Masterdom’s Profit, nella quale si sentono maggiormente richiami ai Dream Theater (specie negli obbligati e nella base strumentale), è anche quella con il ritornello più sorprendente, arioso, acustico, orecchiabile, ma che nasce da una parte intricatissima e heavy!
Altri due brani veramente eccezionali sono The Inner Stream Remains, il lento, e Beds Are Burning, il brano di chiusura dell’album: bastano solo queste due canzoni per capire l’essenza e la complessità degli Heaven’s Cry, nonché la loro abilità a intrecciare parti acustiche con altre molto heavy, ad usare tempi dispari con facilità, a creare melodie semplici ed orecchiabili, a citare altri gruppi senza copiarli… insomma, questi ragazzi per me sono una vera e propria rivelazione e spero quanto prima di vederli suonare dal vivo (poi le tre chitarre mi incuriosiscono particolarmente!). Consigliati vivamente a chi cerca qualcosa di “fresco” nel metal prog.

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