Heavenly, a volte ritornano. Li avevo dati praticamente per morti, persi nel limbo dei gruppi scomparsi per sempre quando tutto a un tratto ecco uscito il nuovo album. Lì pronto per essere ascoltato. Il debutto dei francesi mi aveva sorpreso, emozionato, l’ho cantato non so quante volte. Il secondo già più riflettuto nonostante mi sia piaciuto perdeva già in immediatezza. Il terzo è uscito in un periodo abbastanza difficile per il gruppo e non è riuscito a convincermi particolarmente.

Ma questo “Virus” dalla copertina quanto mai scontata e già vista più volte mi ha sorpreso notevolmente. Finalmente si ritrova il vero senso del gruppo, e la voglia di rimettersi in gioco. Chi ha sempre seguito il combo d’oltralpe saprà quanto poco originale esso sia, quanto deve ai gruppi più famosi quali Iron Maiden, Helloween, Gamma Ray, Angra ecc. Il cantante e principale compositore Ben Sotto è riuscito nuovamente a fare il colpaccio con un album quanto mai grintoso, con cori sempre in primo piano, chitarre affilate come rasoi e, caratteristica del gruppo, saper miscelare al meglio tutte le influenze.

Assolutamente stupende “Still Blood On Fire”, la titletrack “Virus” in cui il connubbio Gamma Ray, Stratovarius è evidentissimo, ma anche Wasted Time” (titolo quanto mai evocativo), con un intro che farà la felicità per gli amanti della “vergine di ferro”.
Come non sballottare la testolina al ritmo di “Bravery In The Field”, con degli ottimi soli neoclassici.
Questi sono solo esempi di ottimi brani, ma trovo che tutto l’album sia di ottimo livello, e che non deluderà nessun fan di power metal veloce suonato con gusto e scritto con classe.

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