L’underground italiano. Se si ha tempo e voglia di guardarvi, spesso si possono scoprire al suo interno pregiate gemme grezze. È il caso dei milanesi Heavenfall, heavy metal band già attiva dall’ormai lontano 2003. Dopo varie vicissitudini e i naturali assestamenti di line-up, i nostri riescono finalmente a dar luce al loro primo disco, “Falling From Heaven”.
Gli Heavenfall non hanno segreti e non amano stupirci con effetti speciali, produzioni roboanti e plasticose, il loro è un metallo tradizionale forte debitore dei maestri Maiden, Priest e Manowar. Niente di nuovo quindi, ma dannatamente ben fatto. Anzi devo dire che è da un po’ di tempo che non sentivo un disco metal così cazzuto e ispirato! Qui comandano solo le chitarre, una ritmica tellurica e una voce potente e graffiante, degna dei migliori metal screamers.
I 10 solchi di “Falling From Heaven” sputano fuori rabbia e potenza, 10 pezzi che, pur essendo incastonati nel metallo più puro, riescono ad essere perfettamente riconoscibili e vari.
Brani tritaossa come la thrashy Fuel For My Rage o la veloce Pathetic Wanderer sono stati creati apposta per scuoterci da un qualsivoglia torpore. Bordate di metallo che non possono lasciare indifferenti. Non mancano momenti apparentemente più rilassati e lenti come Let The Feathers Fall, che parte arpeggiato lasciando però subito posto al ruggito delle chitarre che gradualmente prendono il sopravvento trasformando il brano in una cavalcata. Anche 1939 – canzone che si scaglia apertamente contro il nazismo hitleriano – parte lenta e malinconica fino a sfociare la sua rabbia nel coro alternando parti vocali trascinanti a splendidi assolo.
Jester Hat, che descrive alla perfezione le nuove generazioni rincoglionite dai trend e dai media, non pesta mai sull’acceleratore ma ha un incedere cadenzato impreziosito da delle vocals davvero esaltanti e nuovamente da un ottimo lavoro delle chitarre, sia in fase ritmica che solista.
Colpiscono per intensità la lenta Not Easy, brano sofferto che racconta la storia di un adolescente costretto a diventare adulto troppo in fretta, e la rocciosa Flatline, che ci porta nei meandri della mente di un ragazzo annichilita dall’abuso di attenzioni mediche. C’è ovviamente spazio anche per episodi più easy, come Hellrider, beffardo inno metallico che sembra essere uscito da uno dei primissimi album degli Iron Maiden.
“Falling From Heaven” si rivela quindi un disco genuino, ben fatto, che farà la gioia degli amanti del sound più tradizionale, magari scottati dalle recenti pubblicazioni di qualche gruppo mainstream.

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