Marco Pastorino è uno di quegli artisti italiani che non stanno mai fermi; attivissimo in rete tanto quanto nella pubblicazione di album dai Secret Sphere passando per The Ritual e Bejelit. Gruppi anche molto diversi tra loro in cui ricopre anche altri ruoli oltre quello di chitarrista. Il nuovo progetto, non so se è un gruppo a tutti gli effetti, è questa volta l’album degli Hate Tyler intitolato The Great Architet con una copertina decisamente hollywoodiana.
Le nove tracce di questo debutto vedono Pastorino insieme a Liuk J. Abbott al basso, Federico Maraucci all’altra chitarra e Davide Grillo al microfono (qualche nome noto e qualcuno a me sconosciuto), cimentarsi in un metalcore con influenze heavy power, in alcune soluzioni dei soli, e alternative per i ritornelli più modaioli.
I circa 39 minuti evidenziano la già comprovata esperienza e grande tecnica dei nostri che ammiccano fortemente alla scena statunitense con qualche variazione nord europea di minore entità. I pezzi non sono male, sono godibili nel complesso, ma la registrazione non proprio eccelsa mina non poco il lavoro globale.

Dall’iniziale Devil Park alla conclusiva The Great Architet il minimo comune denominatore della musica degli Hate Tyler è la violenza sonora, l’impatto, la volontà di distanziarsi dai gruppi in cui militano alcuni di loro, variegando la proposta e non limitandosi a scrivere del semplice metalcore, infarcendolo appunto di tante varianti.
Gli Hate Tyler cercano di arricchire il genere con soluzioni thrashy a melodie orecchiabili, con continui cambi di tempo e di registro cercando di spiazzare l’ascoltatore. Spiazzamento che dura però poco: le canzoni dopo un po’ si assomigliano tutte dando l’impressione che l’album sia un unico grande brano. Il cantato di Grillo è quanto mai variegato passando in scioltezza dal pulito al rabbioso al cantato scream, cantato quest’ultim però non particolarmente riuscito.
The Great Architet non delude le aspettative, ha un po’ di difetti da correggere, ma si fa apprezzare particolarmente per le idee riversate da Pastorino e soci nella musica. Idee che con i dovuti accorgimenti e una produzione decisamente migliore possono portare a risultati molto interessanti. Come primo lavoro non ci si può minimamente lamentare.

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