Gli Hammerfall sono tornati! Dopo lo scialbo “Infection” e una pausa di due anni, i paladini del true Metal si ripresentano al pubblico con chiare dichiarazioni d’intenti: artwork di Andreas Marschall (non succedeva da “Renegade”, 2001), con Hector, il cavaliere templare mascotte del gruppo, che riprende vita dopo essere stato pietrificato; un chiaro segno della volontà della band di tornare alle origini.
Il disco inizia con l’autocelebrativa Hector’s Hymn, 6 minuti nel classico stile della band, veloce, potente, un testo tradizionale e ruffiano che riprende i titoli di canzoni di album precedenti. Cans è in ottima forma così come la coppia d’asce Dronjak/Norgren autori di discreti assoli. La title track (r)Evolution è un mid tempo heavy metal con un ritornello orecchiabile che rimane impresso dal primo ascolto, buon pezzo.
Il primo singolo estratto, Bushido, riprende sia nelle tematiche che nelle sonorità The Way of the Warrior (pezzo dell’album “Renegade”, del 2001), citata nella parte finale. La canzone, che sembra perfetta per essere suonata live, non sembra essere all’altezza dei vecchi singoli della band ed è, di nuovo, fin troppo autocelebrativa. Il disco scorre, nella parte centrale, senza particolari sussulti, con un’alternanza di mid-tempo (Ex Inferis, Evil Incarnate) e pezzi più veloci (We won’t Back Down, Tainted Metal). Non può mancare il pezzo lento, Winter Is Coming, che riprende le tematiche di A Song of Ice and Fire (“Game of Thrones”), come già fatto in passato in “Chapter V”. Il lento è abbastanza noioso, forse uno dei peggiori mai scritti dal gruppo svedese. I ritmi si fanno più elevati con la successiva Origins, bel pezzo veloce, doppia cassa, ritornello molto gradevole, belle parti di chitarra e utilizzo di clavicembalo, a mio parere il pezzo migliore del disco. Ottimo anche il pezzo posto in chiusura, Wildfire, il pezzo parte veloce e potente con ottime parti di batteria per rallentare e diventare un mid tempo dopo circa minuti con un assolo di basso, e ripartire in doppia cassa per la sfuriata finale, sicuramente il pezzo più originale del disco.
Gli Hammerfall fanno quello che il loro pubblico si aspetta, non una virgola di più o una di meno. Ottima produzione, tematiche di una banalità sconcertante e autocelebrazione a go-go. Evoluzione è una parola esiste solo nel titolo del disco, e il song-writing pur mantenendosi sufficiente, non è all’altezza dei primi album della band, con qualche picco nella seconda metà del disco.

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