“Five Shots From Underground”: Cinque domande Cinque al Top Demo di Heavy-Metal.it !

Salve ragazzi, raccontateci la vostra storia e presentate il gruppo.
I Guernica nascono dall’esigenza di cinque anime di tracciare un percorso musicale comune che andasse a completare l’amicizia che ci unisce da molti anni. Alcuni di noi avevano già suonato insieme in altre situazioni, che spaziavano dal rock italiano al metal, al progressive e al crossover. Per quanto riguarda la nostra formazione musicale abbiamo in comune il fatto di aver sempre ascoltato di tutto, anche se i gusti sono diversi e spaziano dai cantautori italiani al metal più estremo, passando per il jazz e la classica.

Su cosa basate principalmente i vostri pezzi e quali sono i vostri punti di riferimento ?
Di solito la nostra musica nasce dall’esigenza d’esprimersi, di raccontarsi, di urlare contro ciò che ci fa schifo… la varietà d’argomenti è strettamente legata a quel che viviamo ed alla nostra cultura personale.
I punti di riferimento sono molteplici e non solo musicali, cerchiamo la passione dei “maledetti” anche nella letteratura, nel cinema, nel teatro, nella pittura o in qualunque altra forma d’arte che possa emozionarci. Amiamo le cose estreme ma non solo quelle, l’importante è che l’arte vada oltre la semplice estetica. Possiamo ascoltare Battiato o Leo Ferrè, gli Area o i Tool, Bach o i Carcass… se è in linea col nostro stato d’animo va bene!

Cosa non ti piace del metal in Italia e cosa cambieresti ?
Del metal italiano non mi piace la spiccata mancanza di personalità: oggi ci sono delle bands veramente valide sotto l’aspetto tecnico, ma quasi tutte si rifanno a modelli già sfruttati nella seconda metà degli anni ottanta. Io quel periodo l’ho vissuto da vero defender, ma oggi non avverto più stimoli nell’ascoltare tutti questi cloni dei miei vecchi miti.
Mi piacerebbe un po’ di coraggio in più, sia dai gruppi che dalle etichette (che pare non sappiano più investire sulle novità!). Sembrano tutti spaventati dalla crisi discografica, innegabile ed evidente, ma i musicisti almeno non dovrebbero rinunciare alla loro vera identità per le poche briciole da spartirsi.

Miglior gruppo italiano e più sopravvalutato gruppo italiano ?
Attenderei qualche anno ancora per rispondere, visto che nell’underground si muovono nuove realtà che se sopravvivono potrebbero raggiungere questo podio.
Di sicuro premierei la coerenza degli Extrema (sempre massicci!) e boccerei gli hard disk dal vivo dei Rapsody: odio il piano-bar, le basi su dischetto etc. Sul palco si deve suonare tutto, a meno che non si parli di musica elettronica.

Cosa ti ha dato la musica e cosa vorresti darle tu ?
In entrambi i casi la risposta è: “tutta la mia vita”!
Esperienze incredibili: sul palco con alcuni dei miei miti, come gli Overkill, Estrema, Banco e tanti altri (alcuni dei quali oggi sono miei amici come il Grande Francesco Di Giacomo prima di tutti!). Lavorare all’estero è un’altra esperienza che mi ha aperto gli occhi sull’incompetenza di molti produttori discografici italiani… in particolare l’esperienza in Germania del 1993, nei mitici Delta studios di Wilster (Lou Reed, Fates Warnings, Accept ed altri grandi nomi hanno inciso in quelle sale), con sei produttori tedeschi, ognuno con le sue precise competenze, c’è poco da stare sereni ma tanto da imparare.
Ogni volta che si scrive qualcosa, che si concretizzi un disco o meno c’è la possibilità di dire qualcosa di noi, del nostro mondo, della nostra storia… offrirla agli altri nel miglior modo possibile è una fortuna da rispettare!

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