Graveland, un’altra battaglia vinta, l’ennesima. Il guerriero giunto dalla Polonia non si arresta e ogni album che passa pretende a maggior ragione di essere considerato l’erede dell’ultima tradizione discesa dalle note dei Bathory. Forse. Certo che il nuovo ‘Dawn Of Iron Blades’ è un ulteriore passo in avanti di questa band che di album in album perfeziona il suo messaggio. Già l’album precedente aveva dimostrato le qualità dei Graveland in campo ‘pagan metal’, anche se aveva peccato un po’ di ripetitività. Il nuovo ‘Dawn Of Iron Blades’ è una conferma di quanto il gruppo di Rob Darken abbia ormai raggiunto la maturità. L’eredità dell’epopea ‘Norland’ sembra rispettata ampiamente e colta nella sua più intima essenza. Stavolta, oltre a brani più incisivi, i Graveland sfoderano una produzione davvero impeccabile. Non che la band abbia cambiato poi di molto il modo di suonare, i riff sono, se vogliamo, sempre gli stessi, ma le canzoni sono senza dubbio strutturate in modo migliore. L’inizio è pregno di emozioni che nascono dai remoti confini del tempo, pura atmosfera che sfiora l’immortalità a cui i guerrieri narrati dai Graveland aspirano, ma poi i brani alzano la testa e l’atmosfera lascia lo spazio alla violenza, all’infuriare della battaglia per poi ripiombare, verso la conclusione, ad un senso di pace da brividi. Bisogna sottolineare ancora l’ottimo uso di campionatori da parte dei Graveland che riescono a creare parti davvero epiche grazie a cori mozzafiato. Anche il songwriting sembra più maturo e alcuni riff potranno sembrare anche qualcosa di inedito per il classico standard dei Graveland, anche se tali esempi sono ancora troppo pochi per poter cambiare il trademark classico del gruppo.

Un album indovinato in tutte le sue parti e capace di scacciare la noia che certi passaggi in passato imboccavano. E ora ci si può aspettare solo un capolavoro.

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