Ancora una volta le teutoniche terre vedono la nascita di un’ottima metal band.
Alla seconda song che, impietosamente, travolge i miei padiglioni auricolari inizio ad avere qualche dubbio: va bene che cantano in tedesco, ma non trovo riferimenti a nessuna storica band di germaniche origini. Incuriosito vado a scavare nel loro sito per avere qualche informazione in più, ma è in tedesco e, ignoranza mia, non lo capisco. Trovo invece soddisfazione nel loro profilo myspace (www.myspace.com/grantig/): sorvolando sulla loro storia e sulle delucidazioni riguardo l’album in recensione, cito la parte che più mi ha colpito
“No core, no death, no black, no emo, no knick, no knack. Simply straightforward, loud, hard, merciless metal.” una band che non vuole fronzoli a identificarli, fanno ciò che gli piace, come gli piace. Sano e impietoso metal duro come una trave d’acciaio.
La voce di Schmid colpisce per la sua bravura, la profondità e l’espressività. Stupisce la capacità di mantenere livelli tanto elevati pur senza virtuosismi eclatanti.
Tutto l’album è permeato da una carica devastante che pareva in lento declino dopo l’avvento di neo-goth ed emo (senza offesa per nessuno). Non c’è esaltazione della tecnica, nessuna ricerca di un uso estremo della doppia cassa e del distorsore solo un song-writing curato nel dettaglio per regalare all’ascoltatore la voglia di tornare a pogare: i riff suonano precisi e aggressivi quanto basta, gli assoli intervengono al momento giusto per esaltare il pezzo e far esaltare il metalhead all’ascolto.
A tutto ciò si aggiunga una produzione di alto livello che non lascia nulla al caso e si ottiene un cd imperdibile, qualcosa di cui si parlerà a lungo.

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