Quando ho avuto l’opportunità di sentire questo disco per la prima volta mi son sentito veramente appagato: infatti era più di un anno che lo aspettavo, da quando Sean Malone rese scaricabile, sul suo sito, il trailer video di “Emergent” accompagnato da un estratto audio per ogni canzone..
Devo dire in tutta sincerità che l’attesa è stata ben ripagata in quanto il disco è più che ottimo e supera in bellezza il primo omonimo lavoro del gruppo di Malone. Chi non ha mai sentito parlare dei Gordian Knot ma conosce il passato di Malone, sicuramente si aspetterà qualcosa in stile Cynic, ma così non è: Sean, infatti, da buon musicista, nell’arco di tempo che separa “Focus” da “Emergent” si è evoluto e non poco, lasciandosi alle spalle la superband con Reinert, Masvidal e Gobel (sebbene abbia deciso di regalare a tutti i fan dei Cynic una piccola reunion nel brano A Shaman’s Whisper).
Piuttosto, se dovessi descrivere il genere dei Gordian Knot, direi che è un unione tra gli intrecci strumentali dei King Crimson, le follie bassistiche di Jaco Pastorius (di cui Malone è un’erede musicale) e momenti virtuosistici propriamente detti… chiamiamolo progressive per comodità.
Il cast che ha partecipato a questo disco è a dir poco stellare: Bill Bruford, uno dei migliori batteristi della storia del rock (che dona a questo disco l’immensa classe di cui è dotato); Steve Hackett, grandissimo chitarrista nonché compagno di Peter Gabriel nei Genesis dei primi ’70 (quelli migliori); Jim Matheos, mente e cuore dei Fates Warning; Sean Reinert, fido compagno di Malone sin dai tempi dei Cynic; Paul Masvidal e Jason Gobel, i restanti due quarti dei Cynic.. Di Sean Malone potrei aggiungere che è un musicista a 360 gradi, un noto stickista, un accademico che ha pubblicato numerose pubblicazioni (famose quelle su Pastorius e su Glenn Gould) e che al momento insegna Teoria Musicale all’università dell’Oregon.
Il brano d’apertura, “Arsis”, per solo basso fretless, mi riporta alla mente il Pastorius dei tempi migliori (specialmente quello che possiamo sentire nel brano “Potrait Of Tracy”) e ci introduce a “Muttersprache”, il primo brano vero e proprio: l’unica critica che posso muovere al disco è la scelta di Reinert di suonare la Virtual Drum sulla maggior parte dei brani che ha registrato, in quanto i suoni di quest’ultima non possono minimamente rivaleggiare con una batteria acustica.
Ogni brano è un piccolo gioiello e ogni ospite pone la sua perizia musicale al servizio della canzone, senza eccedere in sterili virtuosismi. Malone stesso descrive la sua musica come “Instrumental music written from a vocal perspective”: ciò che distingue “Emergent” dal primo Gordian Knot è infatti l’orecchiabilità dei brani (ovviamente parlo di parti di brani e non del brano intero), la semplice bellezza delle linee che tracciano gli strumenti solisti (basso, stick o chitarra..) che rendono questo disco non una normale jam session tra musicisti di alto livello (come quelle che la Magna Carta ci propina troppo spesso) ma un progetto ben studiato a livello ritmico e solistico.
A “Shaman’s Whisper”, il brano suonato da tutti gli ex membri dei Cynic, non delude e porta avanti un discorso (senza parole in questo caso) interrotto anni fa, evolvendolo in base alle esperienze individuali che i quattro hanno acquisito; “Fischer’s Gambit” invece ci regala un lungo assolo (da brividi direi) di chitarra classica suonato da Jim Matheos; la versione live di “Grace” invece mi riporta alla mente le emozioni che questo brano per solo stick mi diede la prima volta che sentii il primo Gordian Knot; “Some Brighter Thing” è forse la canzone più cantabile del disco, illuminata dalle chitarre di Hackett e Matheos; “The Brook The Ocean” è il duetto Malone/Bruford e non aggiungo altro; “Singing Deep Mountain” e “Surround Me hanno” il compito di chiudere in bellezza l’album, il primo grazie a dei campionamenti vocali meravigliosi, il secondo grazie alle melodie particolari e belle.
Non voglio dire di più sui brani, rovinandovi la sorpresa, e preferisco lasciare a voi il compito di scoprirli in profondità immergendovi negli ascolti…

Emergent è il disco più bello del 2002 secondo me, scritto con intelligenza e suonato col cuore, concedetegli almeno un ascolto e non ve ne pentirete..

Matteo “Allanon” Borselli

Comments

A proposito dell'autore

Post correlati