Eccoci qui con Stefan Traunmüller, leader del gruppo austriaco Golden Dawn, che ci racconta le vicissitudini legate alla realizzazione del seguito di “The Art of dreaming” e ci illustra il percorso musicale di questi ultimi anni che lo ha portato a concepire un album come “Masquerade” ricco di sfumature e contaminazioni provenienti da molti generi differenti.

Ciao Stefan, la prima domanda è a proposito della vostra prolungata assenza (quasi sette anni) dopo l’uscita dell’esordio “The Art of dreaming”. Cosa è successo?
Il motivo di questa assenza è dovuto al fallimento della mia precedente etichetta, la Dark Matter Records. Il secondo album, “Sublimity” è stato registrato tra il 1997 e il 1999, e più la registrazione procedeva, più avevamo problemi. Il proprietario della label e produttore, Richard Österreicher, continuava a prospettarmi un grande futuro e ho realizzato troppo tardi che le sue promesse sarebbero rimaste vane.
Già nel 1998 la Napalm Records aveva mostrato interesse nella realizzazione del secondo album, ma non siamo riusciti ad accordarci con Richard per la vendita dei diritti alla Napalm ad un prezzo ragionevole. Poiché non volevo riregistrare tutto di nuovo, “Sublimity” è rimasto in cantiere. Ero molto abbattuto, deluso dal music business, e così ho tentato di migliorarmi come compositore e produttore. Ho realizzato un terzo album chiamato “A Solemn Day” a casa, solo per me stesso.
Poi nei primi mesi del 2001 Ars Metalli mi ha offerto un’occasione per un album. Ho immediatamente iniziato a comporre “Masquerade” insieme a Karim e Sebastian.
Siamo andati in studio nell’estate del 2001 e cosa è successo? Proprio al momento di pagare le spese dello studio di registrazione, Ars Metalli ha avuto alcuni problemi e in seguito non ha più dato segni di vita. Dunque abbiamo dovuto affrontare un altro ritardo e adesso sono felicissimo di essere con la Napalm, che è la prima casa produttrice seria con cui ho avuto a che fare.

Cosa è cambiato nel tuo approccio musicale dopo tutti questi anni?
Avevo 16 anni quando ho iniziato a comporre i pezzi per “The Art Of Dreaming”, dunque puoi capire che le mie capacità personali e musicali sono migliorate molto da allora. Per quell’album ho composto in modo molto intuitivo, basandomi sulle emozioni, dunque nella sua semplicità aveva un fascino che in qualche modo si perde quando inizi a concentrarti maggiormente sul songwriting, sulla produzione e sugli arrangiamenti. Quindi ora sono sicuramente un migliore songwriter, un migliore produttore e arrangiatore, ma devo stare molto attento a conservare il lato emotivo dei Golden Dawn. La mia musica dovrebbe vivere dal suo ampio spettro di emozioni e non dovrebbe ricadere in un mero esercizio di stile.

E adesso parliamo di “Masquerade”. Sembra un mix originale di Children of Bodom e Vintersorg, con alcuni elementi gothic.
Pensi che questa definizione possa inquadrare la vostra musica?

Non ho molta familiarità con Vintersorg. Conosco il suo ultimo album, è molto progressivo e sperimentale con un buon cantato. I Children Of Bodom hanno un grande talento, mi piace il loro stile e penso che “Doomsday Celebration” dal nuovo album sia un po’ nel loro stile. “Masquerade” è in parte influenzato dal Power e dal Progressive-Metal, dato che band come Dream Theater e Symphony X sono in assoluto le mie favorite.

L’album è ricco di riff veloci e chiaroscuri dovuti all’alternarsi di cantato aggressivo e pulito. Il lato gothic emerge specialmente nell’ultima parte dell’album con “Sic Transit Gloria Mundi” e “Angel”. Puoi dirci qualcosa in merito a queste scelte?
Infatti quelle due canzoni, insieme a “Where dragons reign” sono frammenti della precedente band dei miei due chitarristi. Suonavano rock e ho pensato di prendere alcuni riff di quella vecchia band e adattarli allo “stile Golden Dawn”. Senza il loro contributo non avrei mai pensato di comporre un pezzo gothic di semplice struttura come “Angel” che per me è ancora un esperimento, ma interessante.
L’intero album è pieno di piccole sperimentazioni e viaggi attraverso stili differenti, ed è proprio questo il messaggio dell’album intitolato “Masquerade”: non c’è una verità assoluta, la verità dipende dal punto di vista – non importa lo stile che scegli o in quale categoria pensi di rientrare, l’essenza delle cose rimane la stessa e l’essenza dei Golden Dawn sarà sempre il mio modo personale di sentire e vivere la musica, senza preoccuparmi di come è espressa o arrangiata.

La quarta canzone “Where dragons reign” ha un feeling molto epico ed è musicalmente abbastanza diversa dalle altre tracce. Come siete arrivati a questo brano?
Ancora una volta è stata un’idea di Sebastian; si supponeva fosse un pezzo per un’altra band e in origine aveva un sound abbastanza differente. Ho pensato che la melodia portante di questa idea musicale fosse molto epica e adattabile per una sorta di “True Metal style” e dunque ho provato a costruire un potente inno Power metal con testi riguardanti lo “spirito combattente”.
Il ponte, con chitarre classiche e un clavicembalo in background, crea una connessione stilistica col resto della canzone.

Quali sono state e quali sono le tue principali influenze?
L’ispirazione viene da qualsiasi parte – non solo dalla musica, ma da ogni tipo di interazione sociale, dalla natura, da ogni genere di arte. Vedo la musica come una sorta di psicoterapia, un modo di esprimere emozioni senza bisogno di parlare, o in altre parole, una trasformazione dei sentimenti in suono. La creatività non può essere forzata, dipende sempre dal tuo stato d’animo, di conseguenza la mia vita e la mia personalità sono le più grandi fonti di ispirazione per me come compositore.
Certo, adesso ti aspetterai una risposta più concreta da parte mia, facendo riferimento ad alcune band. Come ho detto sono influenzato dal Progressive Metal, e penso che il prossimo album rifletterà maggiormente la mia ammirazione per i Dream Theater.

In “Masquerade” troviamo molti spunti elettronici che conferiscono all’album un feeling moderno – a tratti quasi futuristico. Credi quindi nell’unione di metal ed elettronica per esprimere te stesso?
Questa unione crea un bel contrasto musicale, dato che i suoni del sintetizzatore possono essere “senza tempo” e possono esprimere molti stati d’animo differenti. Nel momento in cui non voglio un suono concreto ma astratto, strano e alienato, faccio ricorso al mio sintetizzatore. In generale penso che metal ed elettronica possano abbinarsi benissimo, che Rammstein, Pain e The Covenant siano solo l’inizio, e che il futuro ci riserverà molte altre band interessanti in questo senso.

Per molti siete considerati come una black metal band, vi sentite tali?
No, considero la musica dei Golden Dawn come individuale, senza tempo, che prende vita da diverse influenze ed emozioni. Non amo le etichette perché non voglio che le persone giudichino la mia musica senza averla ascoltata.

Cosa ne pensi della attuale scena austriaca?
Mi spiace ma non posso proprio dirti nulla a proposito di questo, conosco alcune band e alcune persone, ma non sono molto familiare con la scena metal dato che non ho tempo di seguirla. Nel posto dove vivo (Salisburgo) non c’è una vera e propria scena; c’è ad Innsbruck – dove abbiamo registrato l’album – con un buon supporto e molte band ambiziose.

La vostra musica ha così tanti sapori diversi che chiedervi cosa c’è nel vostro stereo in questo periodo è un obbligo!
Cosa sto ascoltando al momento? Niente, perché sto parlando con te, ahaha.
Album che ascolto regolarmente sono Dream Theater “Scenes from a memory”, Ayreon, Arena e un po’ di roba elettronica come i Funker Vogt.

Con questo ti ringrazio Stefan. Vuoi dire qualcosa ai nostri lettori?
Grazie a voi per la bella intervista ed il vostro supporto.
Un saluto a tutti i metal fans italiani, stay individual!

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