Scordatevi il metal, perché nei Glass Hammer non ce n’è praticamente nemmeno l’ombra. Eppure questo non è necessariamente un male perché ogni tanto fa anche bene staccare la spina dai chitarroni e dalle urla belluine. Per avere un riferimento mi vengono in mente gli Ayreon più tranquilli, quelli avvezzi alle ballate tipo “Temple Of The Cat” o comunque dell’intero “Universal Migrator Part I: The Dream Sequencer”, ma anche alcuni Yes e persino i Jethro Tull.
Quella dei Glass Hammer è una realtà che va avanti dal 1992 e con alle spalle parecchie uscite discografiche, delle quali “Three Cheers For The Broken Hearted” è solo l’ultimo tassello. Ciò che colpisce di più, una volta inserito il dischetto nello stereo, è la coraggiosa scelta di porre in apertura un brano come “Come On, Come On”, canzone tutto sommato scialba e spenta e che mal rappresenta il sound effettivo della band. Ma già dalla traccia successiva il tutto si risolleva fino ad arrivare alla punta di diamante dell’album, ovvero quella “Hyperbole” ricca di pathos e di melodie ricercate e mai banali.
Insomma, il fatto che questi musicisti siano in giro da quasi 20 anni e abbiano suonato in giro per tutto il mondo è un ottimo biglietto da visita e sintomo di garanzia da parte di una band che fa della dolcezza e della delicatezza le proprie armi vincenti. Date un ascolto a questo “Three Cheers For The Broken Hearted” e vi ritroverete per un attimo in un mondo completamente nuovo, privo di difficoltà e con una patina di nuvole a farvi compagnia nel leggiadro volare da un luogo all’altro. Prati verdi, natura incontaminata ed animali dallo spirito libero saranno le vostre fonti d’ispirazione e, credetemi, faticherete molto a ritornare alla realtà. Provare per credere.

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