Un nome, una garanzia ed una storia probabilmente riconosciute ancora da un numero troppo esiguo di persone. Una realtà che da quasi quindici anni, sudando nell’underground, induce rispetto e supporto incondizionato e che ora, dopo un silenzio triennale, torna sulle scene con un nuovo full-lenght ennesima prova di personalità ed indiscutibile perizia.

I quattro esperti musicisti calabresi, per il loro ritorno, scavano con ardore all’interno di quella rabbia repressa, che tanto bene riescono a vomitare on stage, restituendo un lavoro piacevolmente nervoso e disturbante. Ancora l’hardocore di estrazione urbana che incoccia con violenza contro un’attitudine ereditata da un death metal marciante e beffardo. E’ così che, durante l’ascolto, i brani avvolgono l’ascoltatore, sembrano osservarlo, puntarlo, per poi stringerlo nella propria morsa. Un disagio lontano da quello di “vampirofili” e necro-varianti che da sempre affliggono il panorama metal. Qui tutto ha un senso reale, tangibile e perciò marcatamente suggestivo. Brani per la maggioranza brevi e compatti in cui nessun particolare è lasciato al caso. Si parte dall’ottima interpretazione vocale dettata dall’acido stile di Giuseppe Pascale, fino al leggero inserimento di samples al posto giusto, transitando per un lavoro ritmico dinamico e martellante come l’anima del lavoro impone. In questo scenario, l’artiglieria pesante è affidata alle mani di Gianluca Molè che, conscio del suo ruolo, con le sue sei corde si mostra al contempo aggressivo ed ipnotico, propinando riff scostanti ma aggressivi, retti da impercettibili melodie di fondo che ne incrementano il carico sanguigno, ed intervallati da giri e break al limite dell’ipnotico. Sentimenti negativi che si susseguono per un minutaggio giusto e perfettamente studiato per non annoiare chi ascolta che, invece, alla fine sarà tentato di ricominciare l’ascolto.

Tutto questo e molto altro è “Filthy Planet”; un disco che, nonostante la sua anima sfrontata e scomoda, piace, emoziona e cattura. Il merito di tutto ciò va a degli autori che conoscevano bene la propria creatura e l’hanno messa in moto in maniera naturale, sentita, secondo i dettami di quel sudore già citato qualche rigo sopra e che da sempre
guida la loro passione. Rispetto e supporto.

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