Quando questo disco mi è arrivato per posta due cose mi hanno colpito prima ancora di inserire il cd nel lettore: la prima è la maniera in cui “Mexxican Disguise” mi si è presentato (un digipack molto bello con tanto di booklet, senza testi ma con la spiegazione che mancano perché durante le canzoni vengono cantate parole in inglese che suonano bene ma che prese di fila non hanno un significato) e la seconda sono state le note allegate (all’incirca suonavano così: “Salve, mi chiamo Matteo. Vi invio il mio cd per una eventuale recensione, se volete farla. E’ una cosa senza pretese fatta da me medesimo, non c’è casa discografica, non c’è distribuzione, insomma non c’è nulla. Se vi piace e se vi va di recensirlo… grazie comunque.”), note che mi sono sembrate molto gentili e che mi hanno bendisposto. Detto questo, la musica dei Furibond è un energico misto di rock e metal che non mi sembra giusto definire nè in un modo, nè nell’altro. Questo perché il feeling sprigionato da diversi brani di “Mexxican Disguise” (come l’opener, per esempio) mi ha fatto pensare che dietro a queste composizioni ci siano più dei rocker che dei metallari, tuttavia la pesantezza insita in molti brani “fa metal”, il risultato è quindi una manciata di pezzi che sanno di entrambe le cose (e non credo che si possa usare neppure la definizione “hard rock”). Una cosa buffa poi è che i pezzi che mi sono piaciuti di più sono le due ghost track (che in realtà sono citate in tracklist), soprattutto “Gas-Oil” (una canzone che mi ha fatto un po’ pensare a “Wishlist” dei Pearl Jam), mentre “Ovale Hoogan” è piacevole ma è corta. In realtà un motivo per cui ho apprezzato proprio queste due composizioni c’è, e probabilmente è lo stesso motivo che ha spinto la band a mettere queste tracce come ghost track invece che inserirle nella tracklist vera e propria: sono diverse da tutte le altre. Mentre infatti queste tracce si fanno distinguere, tutti i 12 pezzi ascoltati prima sono un po’ monocordi (anche se “Giuliano’s” un po’ si stacca dal resto dell’album, ed infatti ho notato in maniera particolare anche questa canzone), e non aiuta di certo il cantato, pure lui monocorde (e volutamente “sgraziato”). Per intenderci, non che i pezzi siano brutti presi di per sè, solo che messi insieme dopo un po’ stancano (in ogni caso sono meglio i pezzi più rockeggianti di quelli più pesanti, che hanno l’effetto di “impastare” un po’ troppo l’ascolto)… L’impressione che ho avuto comunque è che brani di questo tipo rendano molto di più dal vivo come accompagnamento in un pub (mi sembrano piuttosto adatti a questo scopo) che come pezzi per un “disco da ascolto a casa”. Questa è la motivazione che mi ha spinto ad assegnare un 6,5: non mi pare infatti giusto dare meno a questo lavoro (che suona sentito e contiene dei pezzi gradevoli), tuttavia, vista la poca voglia che ho avuto di ascoltarlo per molto tempo, non posso neanche assegnare un voto più alto.

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