Progetto interessante questo From The Inside che vede il talentuosissimo Danny Vaughn alle prese con quanto lo contraddistingue meglio, ovvero quel rock melodico ricco di momenti hard rock e momenti acustici che mettono in giusto risalto le sue capacita’ vocali.
Il disco si apre con l’ottima “Nothing at all”, brano perfetto per aprire il disco, un hard rock giocato sulla melodia e sulle chitarre veramente intense e graffianti di Scattolin e dello stesso Vaughn, il classico singolo (semmai esistesse una classifica per questi brani qui in Italia ovviamente…) apripista.
Molto convincente tutta la prima parte del disco anche se con una particolarita’ insolita per questo genere di produzioni, ovvero la non scontata immediatezza dei brani. Mi spiego meglio, in questo genere particolare (l’hard melodico) si tende ad essere molto “semplici”, diretti e con motivi facili da assimilare fin dal primo ascolto. Questo disco invece si fa esiderare, ci vogliono diversi ascolti attenti per comprenderlo appieno ed apprezzarlo come merita. Indubbiamente e’ un aspetto da non trascurare visto proprio il genere in cui si va ad insediare, se da un lato e’ un lato sfavorevole (potrebbe scoraggiare acquirenti poco attenti) dall’altro invece rappresenta un pregio non da poco visto che sottolinea l’approccio non superficiale che Vaughn e i suoi compagni di avventura in questo progetto hanno usato per comporre le undici canzoni che compongono il disco.
Prima pero’ parlavo di prima parte, diciamo fino a “Stop”, perche’ la seconda parte da una leggera impressione di ripetersi pur con composizioni sempre all’altezza della situazione. Insomma questo disco dei From The Inside e’ un lavoro intelligente e ben fatto, magari un pelo al di sotto dei dischi di Vaughn usciti con il suo stesso nome ma pur sempre un disco dalle notevoli qualita’.
Come sempre in questi casi consiglio il disco agli appassionati del genere, cosi come consiglio (se possibile) di ascoltare qualcosa prima per tutti gli altri.

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