In occasione della data di presentazione del nuovo album dei FolkStone, “Il Confine”, abbiamo avuto modo di scambiare due parole con una delle band più in vista del panorama italiano. Il frontman Lore, coadiuvato dai suoi compagni di avventura, risponde alle nostre domande!

Come mai “Il Confine”? Che significato ha questo titolo?
“Il Confine” è un limite che vogliamo oltrepassare. Dopo diversi album pubblicati, con un certo tipo di musica arrivi appunto a un confine artistico che magari apre a qualcosa di nuovo, pur rimanendo nello stesso percorso.

Musicalmente invece cosa contraddistingue questo album rispetto ai precedenti?
Non è radicalmente diverso dai precedenti ma porta qualcosa di nuovo sia a livello di testi che di musica. Musicalmente c’è un grosso miglioramento tecnico e compositivo. Gli altri album sono stati scritti da me e da Yonatan, mentre per questo si è aggiunto anche Maurizio, dando così anche la sua impronta. Direi che ognuno dei musicisti ha portato qualcosa, rendendo il disco diverso. Anche nelle tematiche è un album molto più introspettivo, meno “caciarone”, ha la sua piega.

Siete diventati “seri”?
No! Non siamo diventati seri! Qualcuno ci ha detto anche che siamo anche diventati “fighetti”! Siamo sempre noi alla fine. Le critiche van sempre bene…capisco che magari qualcuno voglia sentire sempre un In Taberna ma sarebbe una fotocopia di una canzone già pubblicata, quindi cerchi di evolverti e di raccontare qualcosa di nuovo, di quello che sei adesso.

Mi ha colpito molto il fatto che praticamente avete pubblicato il disco senza una casa discografica. Ci vuoi parlare di questa scelta?
Abbiamo come distributore l’Audioglobe. Secondo me bisogna ancora affidarsi ad un distributore per arrivare dappertutto. Come casa discografica, uno può fare una scelta. Può decidere di appoggiarsi a strutture che ci sono già oppure gestirsi le proprie cose dalla A alla Z. Abbiamo deciso di chiedere aiuto ai fans che di fatto hanno comprato il cd a scatola chiusa e questo ci ha permesso di autofinanziarci senza doverci appoggiare economicamente a una casa discografica. Ho su una maglietta coi nomi delle persone che hanno acquistato in pre-ordine l’album: ne abbiamo dovute fare due perché non ci stavano su una sola maglietta! Secondo me è una cosa fattibilissima che alla lunga paga. È una questione di coerenza. In più hai sott’occhio quello che stai facendo, che non è una cosa da poco. Ti rendi conto di cosa vuol dire fare un disco.

Per questo disco avere realizzato il video di Nebbie, cosa che è successa anche per canzoni dei vecchi album. Credi che sia una buona forma di promozione?
Forse è l’unico modo. È essenziale. Chi vuol far girare la propria musica deve passare da lì.

Voi siete uno dei pochissimi gruppi nel circuito metal che cantano in italiano. È una scelta che è nata fin da subito o è stata ragionata?
Non so l’inglese (risate generali, ndPerf)! È una cosa nata da subito. Non c’è neanche passato per la testa di cantare in inglese!

Avete suonato diverse volte anche all’estero. Com’è stata la reazione del pubblico che molto probabilmente non conosce l’italiano?
Abbiamo suonato in bei festival in giro per l’Europa e il responso è stato sempre positivo, anzi, al di là delle nostre aspettative. A Praga, a Norimberga…ma anche a Parigi! È stata una figata pazzesca! Non so che cazzo hanno capito, però è un po’ come quando viene qua qualche gruppo che canta in finlandese, non penso che la gente capisca quello che dicono.
Alla fine mi piace suonare all’estero ma preferisco suonare in Italia. C’è comunicazione diretta col pubblico, che capisce quello che dici…e poi mi sento a casa! Si mangia meglio, non c’è neanche paragone!

Voi suonate nei festival, nei locali da headliners, in acustico…qual è la vostra dimensione preferita nei live?
Guarda, mi piace suonare! L’acustico è bello, ci fai delle belle feste, delle belle ghignate…è più una roba da strada! Non lo metterei neanche come concerto. È uno spettacolo da strada, c’è anche del teatro, improvvisazione…è uno show particolare ma la nostra dimensione vera è quella di suonare su un palco!

Voi riuscite a suonare in molti posti, per quasi tutto l’anno, con un’ottima affluenza di pubblico. Questo vi permette di vivere con la vostra musica?
Ahahahaha! Ti ho già risposto, vero? Scherzi a parte, non riusciamo, è molto difficile. Lavoriamo tutti. Al massimo potrei fare un part-time, mettiamola così! Ma io faccio il carpentiere, hai mai visto un carpentiere fare il part-time?! Sì ai nostri concerti ci sono molti ragazzi ma non ce la facciamo anche perché siamo in nove! Io cerco di ammazzarli ma sti bastardi si moltiplicano (risate generali, ndPerf)!

Cosa significa gestire una band di nove elementi?

Siamo tutti amici ed è una cosa un po’ anarchica. Nessuno gestisce nessuno!

Voi cantate in italiano e avete dei testi abbastanza introspettivi, cosa ne pensate dei gruppi nostrani o comunque del sud Europa che si rifanno unicamente alla mitologia nordica?
Io non ho mai cantato di mitologia nordica, non mi è mai interessata. Ovviamente parlo di me. Se uno vuole cantare di mitologia nordica, se ne è appassionato, ben venga! È ovvio che oggi come oggi è un po’ una moda, ma è sempre stato così, ci son sempre state delle mode. Alla fine ognuno sceglie la sua via. Non mi va di criticare a monte qualcosa che non mi appartiene.

Ok, l’intervista è terminata, a voi l’ultima parola.
Venite ai nostri live, magari vi divertite o magari vi rendete conto che proprio vi facciamo cagare! Ma almeno ne avrete la dimostrazione dal vivo!

A me invece è successo il contrario. Mi siete piaciuti prima dal vivo che su disco.
Non sei il primo che ce lo dice e secondo noi è meglio che il contrario. Probabilmente perché abbiamo un’attitudine live. Meglio così!

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