Café Liber, Torino – 11 Ottobre 2014

E’ bello quando la tua città riesce a stupirti ancora. Noialtri Torinesi dobbiamo sovente espatriare per vedere concerti di una certa portata. Questa volta, grazie alla Rockshots – Music Management & Promotion, a GLZ Eventi ed a Truck me Hard ho tenuto nel cassetto il passaporto, ho cenato a casa e non all’Autogrill di Novara – anche se il prosciutto n’ crosta de pepe un pò mi è mancato – e mi sono goduta un evento co’ li contro, praticamente sotto casa. In un posto che non conoscevo, ma sul quale mi sento di spendere due parole, più che volentieri.

Il Cafè Liber. Inusuale che un concerto di genere sì estremo si tenga in un luogo denominato Cafè, e soprattutto Liber. Come mai? Ecco, il Cafè Liber nasceva nei primi anni ’90 come circolo letterario, bazzicato ai tempi da artisti, studenti, appassionati di cinema e fedeli al dio Bacco. Varie vicissitudini, avversità e cambiamenti hanno animato la sua esistenza, fino al momentaneo abbandono delle attività, con successiva ripresa nel 2004. Stabilitosi ora in Corso Vercelli al civico 2, propone ai propri affezionati ed a chiunque sia interessato delle iniziative musicali, inerenti anche le arti visive, il cinema, l’intrattenimento, il teatro e la letteratura. Cultura a 360 gradi nelle sue molteplici sfaccettature. Ivi incluso, il metal.

Il locale, sito in Corso Vercelli angolo Lungo Dora Napoli, dispone di qualche buon posto auto nelle adiacenze dell’ingresso, è stato recentemente ristrutturato ed è molto accogliente. Bionda bevanda, cocktails, un buon palco e una più che buona acustica.

Fa parte del circuito ARCI, e per accedervi, sarà necessario sottoscrivere un form e farsi rilasciare una tessera, valevole per l’anno in corso, e che darà accesso a tutti gli eventuali esercizi al circuito associati.

Il concerto. Si inizia puntuali, l’affluenza della gente è costante, i suoni sono ottimi e i volumi pure. Aprono gli

SCREAM 3 DAYS, già visti in qualche serata, ma quella per me più recente è stata quella al Taurus, nel 2012, dedicata ad Alberto Leschi, detto Labbro. Il quintetto tutto Taurinense imbandisce la tavola offrendo come pietanza il proprio death da loro definito di stampo scandinavo, con buone vene melodiche ma rivisitazioni del genere in chiave moderna. Line-up con facce conosciute ed esperienza da vendere. Un inizio serata a muso duro, rocciosissimo il muro sonoro proposto, incisiva la voce.

NIGHTLAND. Durante una tappa al banco bar avevo notato degli individui diversamente abbigliati. Dopo i saluti degli Scream, eccoli sul palco. Mai sentiti prima, si tratta di una band dedita ad un death sinfonico ricco di atmosfera. Ascolto incuriosita ed attenta, mi piacciono questi ragazzi, hanno un sound veramente interessante ed estremamente eterogeneo, forse pure troppo, ma… non me ne voglia nessuno di loro, non si possono guardare. Sarà che ormai sto diventando vecchia e punto più alla sostanza che al look, però davvero, al secondo pezzo ho dovuto allontanarmi ed ascoltare defilata guardando altrove.

EMBRYO. Qualcosa mi diceva che non potevano essere quei frickettoni Teteski di Cermania che imperversavano negli anni ’70. Conoscevo giusto quelli. Gli Embryo a mio avviso si sono configurati come l’autentica rivelazione della serata. Ad un primo acchito mi è parso di essere ad una premiere cinematografica: alla voce, il sosia di Andrew the Giant direttamente dalla bassa padana, al basso Dwaine Johnson in astinenza da steroidi… .

 

picture credit epizumia@yahoo.it

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Poi dopo una sana e consapevole pettinata di death con finish di black sinfonico, mi sono detta “mi sa che non sono quegli Embryo lì, va là”. Sarà che la serata cominciava un pò a scaldarsi, sarà che ‘sta band, senza nulla togliere alle precedenti, aveva una marcia in più, lo show degli Embryo ha messo in evidenza un maggior coinvolgimento da parte del pubblico, che rispondeva puntuale con cori da stadio e robusti singalong.

 

 

 

FLASHGOD APOCALYPSE. Li conosco per via di un amico che, essendo un loro grande fan, mi ha martellata di informazioni in maniera sistematica e costante provocando in me dapprima un senso di repulsione, seguito da orticaria e tic nervosi, tipo quelli della sposa de “Le Comiche” con Pozzetto e Villaggio. Anche il mio Morten si era espresso in maniera molto lusinghiera nei loro confronti. Aiuto. Mi sentivo chiusa, mi serviva del tempo. Una volta superata la fase post traumatica, mi sono posta delle domande, e una volta recatami su youtube, datami delle risposte, facilmente riassumibili in uno STICAZZI.

picture credit epizumia@yahoo.it

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Ritengo che il quintetto Italiano non necessiti di ulteriori presentazioni, nè la loro costante ascesa abbia bisogno di elenchi di concerti fatti finora. Fanno spavento. Sia per il loro look, che ricorda il Joker interpretato dal compianto Heat Ledger, sia per la patela che smitragliano dopo manco un nanosecondo che hanno messo piede sul palco. La loro dimensione ed ambiente naturale. Ciò che maggiormente mi lascia esterrefatta è la pulizia e la tecnica delle chitarre, droppate come se non ci fosse un domani, la compattezza del sound e la sensazione che nulla, ma proprio nulla, sia stato lasciato al caso. Talento, competenza e professionalità.

A volte sento band lamentarsi del fatto che, pur essendo on the road da tot anni, pur avendo cagato fuori tot album, ancora non abbiano ricevuto a loro avviso il riscontro che gli spetta. Ecco, a queste band io risponderei di prendere, come esempio su cui riflettere, il quintetto nostrano, che nel giro di sette anni ha messo a ferro e fuoco tutta Europa ed oltre, lavorando sodo sotto ogni punto di vista e raggiungendo quel coefficiente tale da permettere di sviluppare quel quid che a tanti manca, ma che fa la differenza.

Un loro show nel raggio di 150 km da casa vostra? Assolutamente da non perdere. E ve lo dice una che vive a pane e Whitesnake, quindi non sono assolutamente di parte.

Hail.

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