Semplicemente straordinario. Come dei ragazzi venuti da Los Angeles riescano a fare la doppietta con un altro album fresco, intenso, melodico ma metallico al tempo stesso. Mai noioso.
Certo, non sono proprio dei pivellini, i “ragazzi” reclutati dal chitarrista fondatore Zoltan Bathory, visto che si tratta, in particolare, di un vocalist ex Motograter e Ghost Machine (Ivan Moody), e di un batterista addirittura ex W.A.S.P. (Jeremy Spencer)….
Dopo il grande successo del debuttante The Way Of The Fist, ecco che arriva War Is The Answer. Ma più che a guerra e cattiveria bruta, qui i toni tendono all’introspezione e alla rabbia matura, rabbia frutto di profonda riflessione e coscienza delle profonde falle del sistema Umanità –
Ecco, a me pare un album maturo, curato e fatto con un grande rispetto per i fan, trattati da persone intelligenti e non da meri consumatori.
Tipicamente non adoro il groove/thrash americano. Tipicamente mi annoiano le canzoni troppo lente. Tipicamente ascolto black o nwobhm.
E allora? Non mi spiego come questo disco abbia fatto subito centro su di me, e che al moltiplicarsi degli ascolti sia costantemente migliorato!
Cristallina la produzione, con molta attenzione data alla voce calda di Moody.
Quasi frutto di un’alchimia, parti pesanti si alternano a ballate, assoli di chitarra a sequenze cadenzate, vocals puliti a screams. Pezzi brevi e tutti diversi, ma allo stesso tempo coesi e coerenti.
Si parte veloci in stile Trivium con l’efficace Dying Breed, mentre già la seconda Hard To See lascia trapelare l’anima melodica del disco, quasi pop ma comunque non banale. Ci si incattivisce nuovamente con Bulletproof e così via in un alternarsi di stili riuscito appieno. Note di particolare merito per la soave Far From Home, Walk In Hell con il suo ritornello accattivante e Canto 34, brano interamente strumentale dal titolo insolito, chitarra protagonista, contrapposta ad arie malinconiche e quasi eteree.
Il livello si mantiene alto anche con la bella cover dei Bad Company, mentre dire il vero la title track in chiusura è quella che meno mi entusiasma. Metalcore troppo standard e non all’altezza degli altri 12 pezzi.
Non mi resta che fare i complimenti al quintetto, insistere con voi lettori affinché ascoltiate questo disco modernissimo e tradizionale al tempo stesso, e augurarmi che vengano presto in Italia!

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