Attualmente, essere paragonati ad una perfetta miscela tra Slipknot e Linkin Park, visto il cattivo stato di salute delle band in questione, non costituisce un biglietto da visita allettante. Fortunatamente per i Figure Of Six, e per chi si troverà sulla propria strada, le indicazioni della propria etichetta sul contenuto musicale di “Step One” risultano tanto riduttive quanto poco calzanti.

Dai nove folli dell’IOWA, infatti, la formazione italiana di musicale attinge ben poco, se si eccettua l’utilizzo di Scratches dissonanti e riff, zanzarini e non, che i mascherati hanno tratto a loro volta altrove così come i colleghi connazionali sopra citati. La proposta dei sette ragazzi lanciati dall’ottima Copro è descrivibile come un Nu Metal farcito di idee riciclate qui e lì con gusto in cui citare un’influenza o l’altra appare alquanto superfluo. Buona parte dei brani è caratterizzata da un songwriting tanto variegato quanto piuttosto ordinato, che vuole riff serrati e potenti alternati a refrain e ritornelli puliti e melodici. L’alternanza tra potenza e melodia è il punto cardine su cui gioca il disco che, fin quando non viene snaturata da brani topici e ruvidi come “Your Enemy” e “Scream”, mantiene livelli di godibilità piuttosto buoni grazie all’innesto fantasioso, intelligente e moderato di tastiere ed elettronica mai invasivi e pacchiani.

Tra qualche traccia completamente ineffabile come gli intermezzi strumentali denominati Darkside#, uno stile vocale (buono ma) che troppo spesso richiama l’eco di tale J.Davis e qualche leggero calo già citato che incrinano il livello generale, il disco si mantiene su livelli accettabili. Godibile e rispettabile dunque, ma con parecchi angoli ancora da smussare ed una decisione d’intenti ancora da inseguire ma che, qualora si dovesse assestare sulla strada da hit ficcante della prima parte del disco e di brani come “Inside”, non promette male.

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