Era il 1984, Copenaghen, quando l’ex chitarrista dei Mercyful Fate, Hank Shermann, chiamò al suo fianco il bassista Pete Steiner (a.k.a. Peter Steincke), il batterista Bob Lance (Bjarne Holm) ed il cantante Jeff “Lox” Limbo (Jens Meinert) e fondò i Fate. Da allora sono successe e cambiate molte cose: abbandoni, scioglimenti, reunion, turnisti, cambi di formazione e ben 5 studio album in saccoccia (l’ultimo risale al 2006) ed un “Best of…”.

La band danese che mi trovo davanti adesso, in occasione dell’ascolto di “Ghosts From The Past”, loro sesta fatica, ha ben poco a che vedere col passato. Prima di tutto la formazione che, fatta eccezione per il già citato bassman Peter Steincke, è stata completamente stravolta: alla voce troviamo Dagfinn Joensen, alla chitarra Torben Enevoldsen, Jens Berglid alla batteria ed infine Mikkel Henderson a far suonare le tastiere.

L’album viene pubblicato nel novembre del 2011 per AOR Heaven e, a detta di molti, risente di questi cambiamenti. Certo è che una band con uno storico di livello così elevato, deve lavorare forte e duro per mantenere alte le proprie bandiere. Per chi già li conosce, ed ha quindi ben note la verve, la freschezza e l’accattivante capacità compositiva che li ha caratterizzati nei lavori precedenti, superando a pieni voti l’esame del “melodic rock”, gli attuali Fate peccano in qualcosa..

L’opener dell’album è “Children of The Night”, carica di energia e ritornello coinvolgente, seguita da “Miracle”, nella quale la chitarra emerge aggressiva, accompagnata dalle precise tastiere di Henderson. Ottima la prestazione vocale di Joensen in “Seeds of Terror”, melodia vincente firmata melodic metal; “Fear of The Stranger” con un ritmo ed una cadenza che si spostano dall’intero album, lascia spazio alle più incoraggianti “At The End of The Day” e “All That I Want”, dai suoni più raffinati.

Spezza il ritmo la ballad “Follow Your Heart“, e sui brani seguenti, escludendo le dirette ed immediate “Daddy’s Girl”, “Murder” e “Moving On”, nulla lascia il segno.. nè “The Last Time”, “I believe in Rock ‘n Roll” e neppure “The Other Side” che chiude l’album.

Insomma, “Ghosts from The Past” è un buon lavoro, vince ma non convince. Riesce a trasmettere la competenza e la tecnicità di musicisti con un curriculum di tutto rispetto, coinvolge l’ascoltatore totalmente in un alcuni brani, così come lo annoia un pò in altri. A tratti è sorprendente ed arriva dritto al cuore ed alla testa, in altri è mono-espressivo. Alcune track ti rimangono impresse, dopo averle ascoltate una prima volta si ha subito il desiderio di riascoltarle, altre invece faticano a decollare.

In conclusione, questo album merita di essere ascoltato, ma probabilmente i fan più datati, non ne rimarranno soddisfatti appieno.

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