Sono passati molti anni dall’ultimo, mal accolto album dei Fastway di Eddie Clarke, icona vivente per ogni fan dei Motorhead e dell’Heavy Metal. Dopo un periodo definito di declino la band optò per lo scioglimento e ventun anni dopo l’uscita del (a mio parere) ottimo “Bad Bad Girls”, i Fastway fanno un apprezzabile ritorno in scena con formazione ed etichetta rinnovate. Editi per la rinomata label tedesca Steamhammer/SPV, “Eat Dog Eat” vede in line up, oltre a Fast Eddie Clarke alla chitarra, Toby Jepson alla voce ed al basso e Matt Eldrige dietro le pelli.

L’album si apre con “Fade Out”, inizialmente piuttosto statica che esplode poi verso la fine con un chorus molto melodico ma che personalmente non entusiasma particolarmente; di tutt’altra pasta è la seguente “Deliver Me”, che mette in risalto la splendida voce di Toby su riff semplici ma di notevole impatto.

“Leave The Light On” prende una scia più rock ‘n roll e sprigiona potenza pura dando perfettamente l’idea di questo sound rinnovato e mantenendo una buona dose di influenza AOR; si prosegue con “Loving Fool”, dal groove incalzante arricchito da gradevoli stacchi solisti di Eddie.

“Sick As A Dog” può inizialmente riportare alla mente il riff principale di “Metropolis” degli amati Motorhead, anche se poco dopo l’indirizzo cambia totalmente per passare all’energico hard rock dal suono massiccio e più potente rispetto al vecchio sound Fastway molto più AOR; con questa uscita lo stile della band è diventato più duro e meno glam.

Una chitarra acustica introduce arpeggiando “Dead and Gone”, dai toni malinconici ma sostenuti che dopo tre minuti di parte acustica sfocia in un riff in perfetto stile zeppeliano che termina poi dissolvendo; si prosegue poi con la bella “Freedom Song”, altro brano scandito da hard rock diretto.

In “Who Do You Believe” è Matt ad aprire il brano con un breve stacco di batteria che manterrà costante il groove del pezzo dove il basso è in primo piano e la chitarra, oltre a stacchi solisti più isolati svolgerà un ruolo più secondario rispetto agli altri brani. Personalmente è uno dei brani che mi ha entusiasmato meno, un po’ per il fatto che non ha cambiamenti sostanziali per tutta la sua durata ed un po’ per il fatto che è piuttosto ripetitivo.

A seguire troviamo “Love I Need”, strutturata come molti dei brani precedenti, un riff di chitarra portante che viene eseguito la maggior parte del tempo, un buon ritornello ed l’assolo che visto il chitarrista che lo esegue è già una garanzia a scatola chiusa. Un brano gradevole che riesce a coinvolgere ottimamente l’ascoltatore. La chiusura è infine affidata a “On and On”, bel brano dai toni molto potenti che racchiude uno splendido assolo di Eddie ed una parte vocale molto orecchiabile.

Passiamo adesso alle conclusioni. Dopo vent’anni di attesa troviamo un disco che ancora una volta presenta un cambio di line up e conseguentemente anche stilistico e sonoro; paragonato al precedente “Bad Bad Girls” sembra infatti di ascoltare un’altra band, anche perché uscì due decenni fa. In questo nuovo capitolo discografico abbiamo un suono molto più moderno, più compatto che si distacca dal vecchio stile AOR dei primi tempi accostandosi maggiormente all’ hard rock più classico.

La mia critica va al fatto che dopo tanto tempo mi sarei aspettato brani un po’ più elaborati, ma nel complesso non posso comunque lamentarmi visto che il contenuto è senz’altro buono, anche se mi sarei aspettato qualcosa di più. Per il nuovo sound trovo inoltre perfetta la voce del nuovo cantante, che riesce ad estendersi alla perfezione.

Per gli amanti dei vecchi Fastway troveranno ben poco in comune con i vecchi album, tuttavia è un acquisto che può comunque dare delle soddisfazioni e che può coinvolgere i fan del rock duro. Molto apprezzabile è la volontà avuta nel riprendere dopo molti anni con un nuovo inizio. Pollici su per i nuovi Fastway con la speranza che tocchino il nostro paese con il nuovo tour!

 

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