A tre anni di distanza dalla pubblicazione del debut album, “Dawn of forever”, ritornano i Faro band che vede come suo leader indiscusso l’ex cantante dei tedeschi Avalon, Chity Somapala. “Angelost”, questo il titolo della nuova fatica della band, vede una line up totalmente rinnovata con l’ingresso di Barish Kepic e Michael Muller (Jaded Heart) e del drummer dei Bonfire Dominik Hulshorst.

I Faro ci propongono un’ottima miscela di rock melodico unita a squisiti intrecci hard rock che sin dalle prime note dell’opener “Desert moon” si rivelano davvero vincenti grazie anche ad un gusto per le melodie e per i riff davvero fuori dal comune. La voce di Chity si manifesta poliedrica e capace di amalgamarsi senza troppi problemi alle canzoni della band, da quelle più aggressive e metal (“World of fools” e “ The forbidden lands” per esempio) fino alle due ballad, “Heavenly light” e “The one” che si svelano sufficientemente delicate e corali soprattutto nei ritornelli che molto spesso toccano l’aor e il pop. La melodia è sempre presente all’interno delle composizioni dei Faro e nonostante molti brani presentino riff e ritmiche piuttosto imponenti ed aggressive i ritornelli sono sempre orecchiabili e melodici e si fanno cantare dopo pochi ascolti. “Strange dreams” colpisce proprio per l’aggressività che caratterizza tutto il pezzo costituito da una ritmica cadenzata davvero solenne, mentre la successiva “Damned Eternally” si rivela molto più ariosa e fresca grazie soprattutto al ritornello che spezza una strofa forse un po’ troppo oscura e compatta. Da segnalare è ancora la veloce “Where did it go” brano che ricorda i Talisman più melodici e “corali” e la conclusiva “Dancing in the dark” di Bruce Springsteen riproposta per l’occasione in versione metallica con l’ormai mitico riff di tastiera sostituito dalle chitarre!

“Angelost” è un album di hard rock melodico piuttosto interessante che potrebbe fare la felicità degli amanti del genere, anche se alla lunga i brani si rivelano un po’ troppo uguali l’un con l’altro perché la band tende un po’ troppo a privilegiare i mid tempos anziché i brani veloci.

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