Pubblicato nel 2004
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Un po’ in ritardo (quasi 2 anni, anche la label segue la velocità del suo genere maggioritario hehe) mi arriva tra le mani questo album dei Fallen, side project di alcuni componenti dei seminali Funeral, gruppo citabile tra i pionieri dell’attuale stile sonoro identificato come funeral doom. Impreziosito dall’artwork di lavori classici (Michelangelo, Goya e altri), l’album è incentrato sui racconti epici di Einar Fredericksen, autore purtroppo a me sconosciuto. Ma veniamo al dunque. L’album apre con la bella “Gravdans”, melodica e atmosferica, che fa perno su una bella melodia di chitarra, adagiata su un tappeto di synth e tastiere accostati con gusto. La voce non mi piace particolarmente, cantata (così come tutto l’album), in voce quasi baritonale, un po’ monotona a dir la verità. Se il primo brano ha sorpreso, il secondo invece è tutto il contrario. Dopo, un inizio di pianoforte malinconico e accattivante, il resto della canzone purtroppo si snoda su un riff di chitarra quasi nullo, condito dal suono di un flauto che a lungo andare diventa veramente noioso e frustrante. Se a tutto aggiungete la voce il risultato non è proprio l’ideale. E così continua per tutti i 14 minuti. Tre invece i minuti di “To the fallen”, bellissima strumentale dove synth, archi e tastiere si mescolano in una malinconica nenia. Nella solita alternanza, “Morphia” è un’altro brano piuttosto desolante. Riff scontato, voce monocorde, non lascia intravedere nemmeno uno spiraglio di luce. Luce che non appare neppure nella lunghissima “Now that I die” che per 17 lunghissimi (in questo caso pesano molto..) minuti non regala veramente niente. Qualche coro, qualche stacco di batteria, ma niente, niente di più. Altro bel pezzo invece la conclusiva “The funeral” che nemmeno a dirlo, è un ottima strumentale dal gusto neoclassico.

Un album carino, con qualche alto nelle due strumentali e nella opener, ma per il resto rema a più non posso nella mediocrità. E’ un peccato perchè si sente un buon gusto melodico e compositivo, ma non ricopre l’intero tempo del disco. Se siete fan dei Funeral magari dategli un’ascoltata.

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