Secondo album per i Fairyland che vanno a confermare quanto di buono avevano creato con il precedente “Of wars in Osyhria”. Stilisticamente non è cambiato nulla dall’album di debutto del 2003, i francesi continuano a proporci un solido power metal epico e sinfonico sulla scia dei nostrani Rhapsody of fire. La grande novità di “The fall of an empire” è la piccola rivoluzione che è avvenuta all’interno della band a livello di line up: gli unici superstiti, infatti, della precedente formazione rimangono solo Philippe Giordana ed Anthony Parker ai quali si sono uniti nuovi compagni d’avventura come il cantante Maxime Leclercq, il chitarrista e bassista Thomas Cesario e il drummer Piwee.

Prodotto nuovamente dalla band stessa, “The fall of an empire” è un album fantasy capace di conquistarvi con la sua magniloquenza e con le sue melodie. Come già dimostrato con il precedente disco i nostri fanno un intenso uso di possenti cori e pompose orchestrazioni che rendono i brani dannatamente epici ed incalzati. I nostri Rhapsody sono sempre fonte di grande ispirazione per i francesi, anche se con questo album i Fairyland prendono notevolmente le distanze dalla band italiana andando a creare uno stile maggiormente proprio e personalmente l’esperimento riesce alla grande con brani come la splendida “Eldaine Uelle” e la sparata “Clanner of the light”. Il tuttofare Philippe Giordana si rivela un ottimo compositore, capace di farcire i brani con eccellenti parti orchestrali e sinfoniche mentre i due chitarristi, Anthony Parker e Thomas Cesario, si rendono autori di un’interessante prova ai loro strumenti sfornando ritmiche da brivido unite a solos ed arpeggi melodici di facile presa sull’ascoltatore. Ottima è anche la prova di Maxime Leclercq al microfono che si rivela un buon successore di Elisa C. Martin, anche se molto spesso il suo ruolo è leggermente penalizzato dall’utilizzo massiccio dei cori che vanno a coprire le sue parti.

Tutti i brani presenti su questo nuovo album si rivelano efficaci e capaci di rapire l’attenzione di chi ascolta in pochissimo tempo: la struttura delle canzoni è varia, con ritmiche ruffiane, a volte veloci, altre volte maggiormente marziali e cadenzate e le linee melodiche si sposano perfettamente con il resto delle composizioni. Tra i tanti brani di “The fall of an empire” spiccano la bella “The walls of Laemil”, l’epica, quanto medievale, “In Duna” e la lunga suite “The story remains”che si rivela il brano più articolato, complesso, e tuttavia più bello di questo nuovo album.

In conclusione spero che i Fairyland non siano nuovamente accusati di essere dei cloni dei Rhapsody Of Fire in quanto questa band ha davvero molto da dire. Ovviamente se non vi piace il genere non provate ad ascoltare questo album, ne rimarreste solo amareggiati. Se invece amate il fantasy, l’epica e tutto quello descritto prima, allora sicuramente “The fall of an empire” è l’album giusto per voi!

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