La prima formazione dei francesi Fairyland nasce nel 1998 con il nome di Fantasia. prima, e di Fantasy
successivamente per evitare problemi di diritti sul nome Fantasia posseduti dalla Disney.
Il gruppo è stato fondato dal batterista Willdric Lievin insieme al tastierista
Philippe Giordana, che hanno scritto anche tutte le canzoni, con l’entrata poi in formazione dell’ex
Heavenly Anthony Parker. Quando Elisa Martin lasciò gli spagnoli Dark Moor si unì a loro completando
così la formazione.
Dato il nome della band si può facilmente intuire quali possano essere i temi trattati nell’album:
fantasy a tutti gli effetti con una stupenda copertina disegnata dal bravo Herve Monjeau
(che già realizzò le copertine di “No World order!” dei Gamma Ray e di “Sign Of The Winner” dei già
nominati Heavenly) ma anche un sito ottimamente curato, anche se ancora non completo.
I Rhapsody nel 1997 hanno dato un bello scossone al panorama metal con le loro orchestrazioni. Fino
ad ora c’erano band che scopiazzavano o prendevano spunto da loro ma per quest’album si è assolutamente
clonata la loro musica. Ebbene sì questi francesi sono riusciti nel difficile compito di poter rivaleggiare
con i nostrani Rhapsody dell’album di debutto “Legendary Tales” e del successivo “Symphony Of The Enchanted Lands”.
Come in ogni clonazione che si rispetti si sono eliminate quelle imperfezioni che sono inevitabili.
Sembra proprio che valga il detto “l’allievo supera il maestro”. I quattro sono tutti estremamente professionali
nell’usare i loro rispettivi strumenti (non ho trovato informazioni su chi suoni il basso); una delle pecche
dei Rhapsody è il solismo di Turilli che qui viene ampiamente superato, molto più pulito e incisivo.
Questi Fairyland hanno pompato tutto dalle orchestrazioni, ancora più presenti rispetto al gruppo italiano,
ai riff di chitarra molto più taglienti e veloci. La voce di Elisa poi è assolutamente fantastica, quando
non cerca di imitare Fabio Lione, che per di più gli riesce benissimo, con un’interpretazione a dir poco
magistrale.
In ogni singolo brano potreste riconoscere un qualche momento di un qualunque brano dei signori dell'”Hollywood metal” e questa è una delle pecche (o pregio?) dell’album. Fatto sta che il disco si mantiene tutto su altissimi livelli
dall’inizio ala fine riuscendo a non annoiare mai l’ascoltatore con cori magniloquenti e sempre presenti che
inciteranno a canticchiare i brani ruffiani anche nei ritornelli.
Nonostante la forte dipendenza dai Rhapsody i Fairyland riescono ad inserire in “On The Path To Fury” delle
orchestrazioni più ispirate ai Nightwish e “Rebirth” è una canzone derivante dai Blind Guardian più sinfonici.
Onestamente non ci sono brani che risaltano rispetto agli altri; quest’album ha senso ascoltarlo tutto d’un
fiato perchè i brani si susseguono molto linearmente, un po’ come quando si legge un libro: non si può leggere prima il capitolo quindici poi il capitolo tre, ecc.

Una vera e propria sorpresa in positivo. Da quello che dicono Turilli e soci sulle spese nella
produzione dei loro album ci si poteva attendere che solo gruppi con grossi capitali potessero realizzare album
così complicati. Nelle orchestrazioni dei Fairyland sono presenti flauti, violini ed ogni strumento adatto
per il tipo di musica. Questo gruppo è però riuscito, anche in sede di produzione, a superare quella dei loro maestri e non penso abbiano avuto badget colossali per realizzare l’album.
Ad ogni modo il valore di questa band è indiscutibile. Ha bisogno solo di crearsi una sua dimensione personale che qui
è assolutamente disattesa. Questo è un disco che risulterà molto controverso tra chi lo accoglierà in maniera entusiasta, come me, e chi lo rifiuterà a priori perchè “è solo una copia dei Rhapsody”.
Io intanto sono già due settimane che non ascolto altro.

Scheda Redattore Stefano Muscariello

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